
Il dramma che si è consumato sulle sponde del fiume Tronto scuote nel profondo la comunità di Ascoli Piceno e apre una riflessione amara sulle solitudini moderne e sui pericoli invisibili che si nascondono dietro la ricerca di un rifugio di fortuna. La cronaca restituisce i contorni di una vicenda straziante dove la speranza di una nuova vita è stata spezzata dal freddo e da una tecnologia rudimentale utilizzata per contrastarlo. Maria Alejandra Nigrotti ed Evandro Maravalli sono stati ritrovati senza vita all’interno della loro tenda, un piccolo perimetro di tela che avrebbe dovuto proteggerli dalle intemperie e che invece si è trasformato in una trappola silenziosa. Accanto a loro, in un ultimo gesto di fedeltà assoluta, è rimasto il cane della donna, vegliando i corpi fino all’arrivo dei soccorritori in un silenzio rotto solo dallo scorrere dell’acqua poco distante.
Il ritrovamento e l’allarme
La scoperta dei corpi è avvenuta nella mattinata di sabato, dopo che un’amica della giovane donna aveva tentato ripetutamente di mettersi in contatto con lei senza ricevere alcuna risposta. Preoccupata dal silenzio insolito, la conoscente ha allertato le forze dell’ordine e i mezzi di soccorso. Quando i vigili del fuoco e il personale sanitario del 118 sono giunti sotto il ponte della circonvallazione in via San Serafino da Montegranaro, si sono trovati di fronte a una scena che non ha lasciato spazio a speranze. I due giovani giacevano immobili all’interno della struttura montata vicino al cimitero di Borgo Solestà. Nonostante la rapidità dell’intervento, i medici hanno potuto soltanto constatare il decesso della coppia, avvenuto presumibilmente diverse ore prima del ritrovamento.
Il dettaglio più doloroso di questa tragedia riguarda la condizione di Maria Alejandra Nigrotti. La donna, trentaduenne di origine colombiana ma perfettamente integrata nel tessuto sociale ascolano, era al tavo mese di gravidanza. Il parto era previsto per il mese di aprile e la notizia della sua morte porta con sé il peso di un’altra vita che non ha avuto nemmeno il tempo di affacciarsi al mondo. Alejandra aveva scelto di condividere un’esistenza difficile con il compagno Evandro, ventinovenne di origine brasiliana, affrontando insieme a lui le ristrettezze di una vita ai margini. La loro non era solo una storia di povertà, ma un legame profondo che li aveva spinti a restare uniti nonostante le oggettive difficoltà economiche e abitative che stavano attraversando.