Cacciari asfalta la sinistra: “Dove li trovate? Sotto un cavolo?” Scoppia la polemica

Giovanni Poloni

09/04/2026

cacciari sul referendum giustizia 2026

Parole nette, senza sfumature. Massimo Cacciari torna a criticare il centrosinistra dopo il risultato del referendum sulla giustizia, mettendo in discussione la lettura “trionfalistica” fatta da alcune forze politiche.

Secondo il filosofo ed ex sindaco di Venezia, il voto referendario non rappresenta affatto una vittoria politica paragonabile a un successo elettorale, e non può essere interpretato come un segnale di consenso verso un’alternativa di governo.

“Primarie inutili senza un progetto”

Cacciari ha puntato il dito contro il dibattito interno al cosiddetto campo largo, criticando la corsa alle primarie avviata subito dopo il referendum. A suo giudizio, si tratta di un tema che interessa poco l’elettorato, soprattutto in assenza di una visione politica condivisa.

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Il vero nodo, ha spiegato, resta la mancanza di un programma chiaro e unitario, capace di tenere insieme le diverse anime della coalizione.

Divisioni su temi chiave

Nel mirino finiscono soprattutto le profonde differenze su questioni centrali, dalla politica estera fino alle scelte economiche. Secondo Cacciari, le posizioni divergenti tra le varie forze rendono difficile costruire un’alternativa credibile.

Le divergenze emergono anche sul piano fiscale e sociale, con visioni molto distanti su come reperire risorse e sostenere il welfare.

“Contraddizioni che allontanano gli elettori”

Il filosofo ha sottolineato come queste incoerenze rischino di minare la credibilità del centrosinistra agli occhi degli elettori. In particolare, ha evidenziato una linea politica percepita come incerta e poco coerente.

In un passaggio particolarmente critico, ha osservato come sia difficile attrarre nuovi consensi, soprattutto tra i giovani, quando le posizioni cambiano frequentemente su temi internazionali e strategici.

Una coalizione ancora da costruire

Il quadro che emerge dalle parole di Cacciari è quello di una coalizione ancora lontana dall’essere compatta. Più che un progetto condiviso, secondo l’analisi, esisterebbe una semplice convergenza contro l’attuale governo.

Una situazione che, se non risolta, rischia di pesare sulle future sfide elettorali e sulla capacità di presentarsi come alternativa solida e credibile.