Belpietro asfalta Giuli: “Ecco come spreca i soldi degli italiani.” Esplode la polemica

Francesco Meletti

06/05/2026

È bufera sul finanziamento pubblico al cinema dopo l’editoriale firmato da Maurizio Belpietro, che dalle colonne del quotidiano La Verità ha attaccato duramente il ministro della Cultura Alessandro Giuli. Un affondo diretto, senza giri di parole, che ha immediatamente acceso il dibattito politico e mediatico.

Al centro della polemica, la gestione dei fondi destinati al settore cinematografico e, in particolare, il caso del mancato finanziamento del documentario su Giulio Regeni. Secondo Belpietro, la vicenda rappresenterebbe solo la punta dell’iceberg di un sistema più ampio e controverso.

“Buttati altri soldi nei film”: l’accusa

Nel suo intervento, Belpietro critica apertamente la scelta del ministero di stanziare nuove risorse per il cinema, parlando di una vera e propria “mangiatoia” che continuerebbe a essere alimentata con soldi pubblici.

Il giornalista sottolinea come, a fronte di finanziamenti sempre più consistenti – arrivati complessivamente a centinaia di milioni – i risultati in termini di qualità e successo delle produzioni siano spesso discutibili. Un sistema che, secondo questa lettura, favorirebbe pochi addetti ai lavori senza produrre benefici concreti per il pubblico.

Il caso Regeni e lo scontro politico

Uno dei punti più controversi riguarda proprio il documentario dedicato a Giulio Regeni. Il mancato finanziamento ha scatenato la reazione del ministro Giuli, che ha criticato duramente le commissioni competenti.

Ma è proprio questa presa di posizione che Belpietro contesta, evidenziando come il ministro, da un lato, denunci il sistema e, dall’altro, continui ad alimentarlo con nuovi fondi. Una contraddizione che, secondo l’editorialista, finisce per rafforzare un meccanismo già ampiamente criticato negli anni.

“Una mangiatoia che non si ferma”

Nel suo affondo, Belpietro parla apertamente di sprechi e di un sistema che negli anni avrebbe distribuito risorse pubbliche senza adeguati controlli sui risultati. L’elenco dei beneficiari dei contributi statali, osserva, sarebbe lungo e spesso caratterizzato da produzioni che non hanno lasciato traccia né al botteghino né a livello internazionale.

Secondo questa visione, il rischio è quello di tornare a un modello già visto in passato, in cui il finanziamento pubblico diventa una garanzia indipendente dalla qualità delle opere.

Il ruolo della politica

Nel mirino dell’editoriale finisce anche il rapporto tra politica e industria cinematografica. Belpietro sottolinea come, nel tempo, si sia creato un intreccio tra finanziamenti pubblici e ambienti culturali vicini a determinate aree politiche.

Un sistema che, sempre secondo l’accusa, avrebbe favorito una gestione poco trasparente delle risorse, alimentando polemiche ricorrenti sull’utilizzo dei fondi statali.

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