Computer subacquei, bombole e GoPro sotto esame
Parallelamente agli esami autoptici, gli investigatori stanno analizzando le attrezzature utilizzate durante l’immersione.
Sotto sequestro sono finiti computer subacquei, bombole, telecamere GoPro e strumenti tecnici recuperati nella grotta. Attraverso questi dispositivi gli inquirenti puntano a ricostruire con precisione profondità raggiunte, tempi di permanenza sott’acqua, eventuali anomalie e movimenti del gruppo durante la discesa.
Tra le ipotesi al vaglio ci sarebbe quella di una perdita di orientamento causata dalla scarsa visibilità all’interno della cavità sottomarina.
Secondo le prime ricostruzioni, il sedimento sollevato sul fondale avrebbe ridotto drasticamente la visibilità fino quasi ad azzerarla a circa sessanta metri di profondità, creando condizioni estremamente pericolose anche per sub molto esperti.
Le altre autopsie e il dolore delle famiglie
Le autopsie proseguiranno anche sugli altri tre corpi: quello della professoressa Monica Montefalcone, della figlia Giorgia Sommacal e di Muriel Oddenino.
Nel frattempo le famiglie attendono il nulla osta della Procura per poter organizzare i funerali delle vittime, che potrebbero svolgersi già nei prossimi giorni.
L’inchiesta si concentra anche sul contesto della spedizione scientifica collegata all’Università di Genova. L’ateneo ha chiarito che l’immersione nelle grotte non rientrava nelle attività ufficialmente previste dalla missione di ricerca affidata alla professoressa Montefalcone.
Intanto resta il dolore per una tragedia che continua a lasciare dubbi e domande ancora aperte. La verità, adesso, è affidata agli esami scientifici e ai dati recuperati dalle attrezzature utilizzate durante la fatale immersione.




