Lagarde, ecco dove punta dopo la BCE: nel mirino una poltrona di peso

Giovanni Poloni

25/08/2026

Da mesi il futuro di Christine Lagarde alimenta indiscrezioni che vanno ben oltre la politica monetaria europea. Il mandato della presidente della Bce terminerà nell’ottobre del 2027, ma l’ipotesi di una sua uscita anticipata da Francoforte continua a circolare con insistenza. Sullo sfondo ci sono sia i possibili sviluppi della politica francese sia la ricerca di una nuova collocazione internazionale.

Nel luglio scorso era stata la stessa Lagarde a lasciare aperta la possibilità di intervenire nella campagna per le elezioni presidenziali francesi, previste per il prossimo aprile. La presidente della Bce aveva collegato un suo eventuale impegno soprattutto al rischio di un allontanamento di Parigi dall’Unione europea: “Se dovesse delinearsi una prospettiva che riduca l’ancoraggio della Francia all’interno dell’Europa, bisognerà spiegare perché quella sarebbe una strada dolorosa per il nostro Paese e per i nostri concittadini”.

Al momento non risulta che qualcuno le abbia formalmente chiesto di candidarsi o di assumere un ruolo diretto nella corsa all’Eliseo. Il suo contributo al confronto politico, tuttavia, potrebbe arrivare da una posizione diversa rispetto a quella occupata oggi. Secondo quanto riportato dal Fatto Quotidiano, infatti, per Lagarde si starebbe aprendo la possibilità di trasferirsi al World Economic Forum, la fondazione nota soprattutto per l’incontro annuale organizzato a Davos, in Svizzera, al quale partecipano leader politici, dirigenti d’impresa, investitori e personalità internazionali.

È nella seconda parte della vicenda che l’indiscrezione assume una consistenza maggiore. Il quotidiano svizzero Neue Zuercher Zeitung ha riferito che il nome di Lagarde sarebbe stato presentato durante una riunione del consiglio di amministrazione del Wef tenuta a Cologny, nei pressi di Ginevra. La presidente della Bce avrebbe inoltre manifestato una disponibilità di massima ad assumere l’incarico. Non si tratterebbe dunque soltanto di un nome circolato informalmente, ma di una candidatura discussa all’interno dell’organismo chiamato a decidere i futuri vertici della fondazione.

La combinazione tra il confronto avvenuto nel consiglio di amministrazione del Wef e l’apertura attribuita a Lagarde solleva inevitabilmente interrogativi sulla permanenza della presidente alla guida della Bce. Il Fatto Quotidiano sostiene che questa situazione rischi di comprometterne la credibilità nel ruolo di governatrice, perché la ricerca o la valutazione di un incarico alternativo potrebbe sovrapporsi alla fase conclusiva del suo mandato europeo.

A rafforzare i sospetti contribuisce quanto accaduto recentemente alla Banque de France. François Villeroy de Galhau ha lasciato il proprio incarico con un anno di anticipo rispetto alla scadenza naturale, consentendo così a Emmanuel Macron, durante gli ultimi mesi della sua permanenza all’Eliseo, di indicare Emmanuel Molin come successore. La scelta ha permesso al presidente francese di intervenire sulla futura guida dell’istituzione prima dell’arrivo di un nuovo capo dello Stato.

Un meccanismo analogo potrebbe ora essere immaginato anche per la Banca centrale europea. Un addio anticipato di Lagarde aprirebbe infatti la strada a una trattativa sulla successione prima delle presidenziali francesi. Macron e gli altri governi europeisti avrebbero così la possibilità di raggiungere un’intesa senza dover attendere il risultato del voto e senza rischiare che una nuova amministrazione francese modifichi radicalmente gli equilibri negoziali.

L’elemento politico più delicato riguarda Marine Le Pen e la possibilità che la destra nazionalista conquisti l’Eliseo. In uno scenario simile, trovare un accordo europeo sul nuovo presidente della Bce potrebbe diventare molto più complesso. Anche la Germania e altri Paesi dell’Eurozona potrebbero quindi avere interesse ad anticipare la partita, blindando la successione a Francoforte prima che il quadro politico francese cambi.

Per ora non esistono conferme ufficiali né sulla nomina di Lagarde al World Economic Forum né su una sua uscita anticipata dalla Bce. La disponibilità riferita dalla stampa svizzera, però, trasforma una voce ricorrente in un’ipotesi politicamente concreta. Dietro il possibile passaggio da Francoforte a Davos si intravede così una partita più ampia, nella quale si intrecciano il futuro personale di Lagarde, le presidenziali francesi e la volontà di definire in anticipo i prossimi equilibri ai vertici della politica monetaria europea.