Bersani torna e spara a zero: “Cosa sono i sovranisti”

Giovanni Poloni

15/04/2026

Non era una grande piazza, non era una kermesse di partito. Era una commemorazione partigiana a Monticello, nel Piacentino, all’ombra della statua del Valoroso, in ricordo di uno scontro in cui una trentina di partigiani ebbe la meglio su centinaia di nazifascisti nell’aprile del 1945. Eppure da lì, quasi ottant’anni dopo, Pierluigi Bersani ha scelto di tornare sulla scena pubblica con un discorso che difficilmente passerà inosservato. E alla fine, inaspettata, è arrivata la risposta della folla.

“I sovranismi sono una cosa demenziale e stupida”

Bersani ha collegato la memoria storica della Resistenza al presente con una linearità che non lascia spazio a interpretazioni. Ha parlato di Costituzioni insultate, di invasioni di paesi sovrani, di stragi di civili, del massacro a Gaza e dello sfregio al diritto internazionale. Ha citato la guerra in Iran come esempio di come, per la prima volta nella storia, il mondo entri in crisi dopo l’attacco a un singolo paese — perché il globo, ha detto, è interconnesso e interrelato.

E da qui la conclusione, pronunciata senza tentennamenti: “I sovranismi e i nazionalismi sono una cosa demenziale e stupida”. Parole dure, dirette, che portano la firma di chi ha rinunciato da tempo alle sfumature diplomatiche tipiche della politica di professione. Il bersaglio non era nominato esplicitamente, ma era difficile non sentire l’eco del governo Meloni — e più in generale di quella destra nazionalista europea che Bersani considera una minaccia ai valori costituzionali.

Il richiamo alla Resistenza e all’anno costituente

Prima dell’affondo politico, Bersani ha voluto riportare la platea al cuore del significato di quella giornata. Ha definito il 1946 — l’anno costituente — un momento “luminoso” per il Paese, sottolineando come l’Italia abbia avuto il privilegio, rispetto ad altri Paesi usciti dalla guerra, di costruire autonomamente la propria Costituzione grazie alla Resistenza. Un elemento che considera non solo storico ma attuale: quei valori, oggi, sarebbero messi sotto pressione da un contesto politico e internazionale sempre più instabile.

Ha invitato il pubblico ad avere “fiducia ma anche consapevolezza di questa fase difficile che richiede militanza”. Un termine, quello di militanza, che nell’universo lessicale della sinistra italiana ha un peso preciso e non casuale.

La sorpresa finale

Vediamo cos’è successo sul finale di questo evento.