No al vaccino, poliziotti e pompieri puniti dal tribunale per un cavillo

Giovanni Poloni

19/03/2026

No al vaccino, poliziotti e pompieri puniti dal tribunale per un cavillo
A distanza di anni dall’emergenza Covid, la giustizia torna a esprimersi su uno dei temi più discussi di quel periodo: l’obbligo vaccinale per alcune categorie di lavoratori. Il Tar del Lazio ha infatti dichiarato inammissibile il ricorso presentato da 19 appartenenti alle forze dell’ordine e ai vigili del fuoco che, nel 2022, erano stati sospesi dal servizio perché non vaccinati. Una decisione che riporta al centro del dibattito le misure adottate durante la pandemia e le conseguenze per chi aveva scelto di non aderire alla campagna vaccinale.

Le sospensioni durante il Covid

I fatti risalgono ai primi mesi del 2022, quando per alcune categorie professionali era obbligatorio essere in regola con la vaccinazione contro il Covid-19 per poter lavorare.

I 19 ricorrenti avevano deciso di non vaccinarsi e, di conseguenza, erano stati sospesi dai rispettivi comandi. Il provvedimento prevedeva:

  • la sospensione dall’attività lavorativa;
  • la conservazione del posto di lavoro;
  • la perdita dello stipendio e di ogni altro compenso;
  • la possibilità di rientro solo dopo il completamento del ciclo vaccinale.

Si trattava di misure previste dalla normativa emergenziale per contenere la diffusione del virus e garantire la sicurezza nei luoghi di lavoro.

Il ricorso dei 19

Gli interessati avevano presentato un ricorso collettivo al tribunale amministrativo, sostenendo diverse criticità. Tra le principali contestazioni:

  • presunti profili di incostituzionalità dell’obbligo vaccinale;
  • violazioni della normativa europea;
  • dubbi sull’efficacia delle misure nel contrasto alla pandemia;
  • irregolarità nell’applicazione delle norme nei singoli casi.

Le tesi ricalcano in parte il dibattito che ha attraversato tribunali e opinione pubblica durante gli anni più intensi dell’emergenza sanitaria.

La decisione del Tar