Irina Shayk a Sanremo 2026, esplode la polemica: l’inglese sul palco e la frase sulla politica infiammano i social

Giovanni Poloni

26/02/2026

irina shayk e carlo conti vestito

L’ingresso di Irina Shayk sul palco del Festival di Sanremo 2026 non è passato inosservato. Anzi, nel giro di pochi minuti la sua presenza all’Ariston si è trasformata in uno dei temi più discussi della serata. Non tanto per un errore clamoroso o per una gaffe plateale, quanto per una sensazione diffusa di straniamento che ha immediatamente trovato sfogo sui social.

L’hashtag #Sanremo2026 è schizzato in tendenza sui social mentre la top model, elegante e sicura, dialogava in inglese con Carlo Conti. Ed è proprio da lì che è partita la prima ondata di commenti.

“Ma chi è?”: l’inglese e la reazione del web

“Ma questa top model neanche parla in italiano?” scrive un utente. “Poi qualcuno mi spiega perché lei è qui (ma chi è)”, rilancia un altro. C’è chi si limita a un ironico “Ossignore”, chi ammette sconsolato “mi sto arrendendo, filo a letto”, e chi definisce l’interazione con il conduttore “imbarazzante”.

Molti post si concentrano sull’effetto “fuori contesto” della scena. “Raga vorrei spegnere ma cosa è questa interazione”, si legge in uno dei commenti più condivisi. E ancora: “Di questo outfit salvo solo il cappello”. Non manca l’ironia più tagliente, tra paragoni inattesi e meme che in pochi minuti rimbalzano da un profilo all’altro.

La sensazione, per una parte del pubblico, è che il Festival della canzone italiana abbia scelto un volto internazionale senza preoccuparsi troppo del legame con il contesto culturale dell’evento.

La frase che riaccende il dibattito: “Non parlo di politica”

A rendere il quadro ancora più delicato è stata una dichiarazione della stessa Shayk. Interpellata sulle sue origini russe, la modella ha ribadito di esserne orgogliosa, aggiungendo però di non voler entrare “in questioni politiche”.

Una posizione che ha acceso immediatamente il confronto online. In un periodo segnato da tensioni internazionali e conflitti, quella neutralità dichiarata è stata letta da alcuni come prudenza, da altri come un modo elegante per evitare di esporsi.