Al di là della frase sul femminicidio, l’assemblea ha visto Vannacci illustrare per oltre un’ora il programma del partito: una serie di slogan dai toni identitari, dalla remigrazione al tetto del 4% per gli stranieri, dal “mutuo tricolore” al ritorno del libretto di lavoro a 14 anni, fino a una scuola “dura e selettiva” e alla revoca della cittadinanza per chi commette reati gravi.
Non sono mancati i momenti controversi, come il saluto ai “camerati” pronunciato dal deputato Domenico Furgiuele, che ha alimentato ulteriori polemiche sui riferimenti simbolici dell’evento, e l’autodefinizione del movimento come “scarto” e “feccia” orgogliosa di esserlo.
Il posizionamento nel centrodestra
Sul fronte delle alleanze, Vannacci ha precisato di non voler “far implodere il centrodestra”, rivendicando l’indipendenza del suo partito e rinviando ogni discorso sulle coalizioni alla fase pre-elettorale. Il generale ha inoltre negato di essersi preposto incarichi particolari, confermando che continuerà a fare l’eurodeputato.
Dal resto della coalizione è arrivato però il gelo: i leader del centrodestra non hanno partecipato alla kermesse e Antonio Tajani ha definito Vannacci “quinta colonna della sinistra”. Un quadro che conferma le tensioni attorno a un movimento sempre più al centro del dibattito politico nazionale.


