Dal 7 giugno cambia una regola destinata a incidere profondamente sul mondo del lavoro italiano. Con l’entrata in vigore del decreto che recepisce la direttiva europea sulla trasparenza salariale, lavoratori e candidati avranno nuovi diritti che potrebbero rivoluzionare il rapporto tra aziende e dipendenti.
La novità più discussa riguarda la possibilità di conoscere quanto guadagnano, in media, i colleghi che svolgono la stessa mansione o un lavoro equivalente. Non si tratta di una semplice indiscrezione o di una scelta facoltativa dell’azienda: sarà un diritto riconosciuto dalla legge e applicabile sia nel settore pubblico sia in quello privato.
Stop al segreto sugli stipendi
La nuova normativa nasce con l’obiettivo di aumentare la trasparenza e contrastare le disparità retributive, in particolare quelle legate al genere. Dal 7 giugno ogni dipendente potrà richiedere per iscritto informazioni sui livelli retributivi medi dei lavoratori che svolgono lo stesso lavoro o un’attività di pari valore. I dati dovranno essere forniti in forma aggregata e ripartiti anche per sesso.
La misura punta a far emergere eventuali differenze salariali ingiustificate e a rendere più semplice individuare situazioni discriminatorie. Le aziende non potranno inoltre vietare ai dipendenti di parlare pubblicamente della propria retribuzione o di confrontarla con quella di altri lavoratori.
Cosa cambia per chi cerca lavoro
Le novità non riguardano soltanto chi è già assunto. Anche i candidati che partecipano a una selezione avranno maggiori tutele. Gli annunci di lavoro dovranno infatti indicare la retribuzione prevista oppure una fascia salariale di riferimento, consentendo ai candidati di conoscere in anticipo quanto sarà pagata la posizione offerta.
Allo stesso tempo, i datori di lavoro non potranno più chiedere informazioni sugli stipendi percepiti nei precedenti impieghi. Una pratica molto diffusa negli ultimi anni che spesso influenzava le trattative economiche durante i colloqui.
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