“Cosa le hanno trovato addosso”. Maldive, la scoperta su Monica

Francesco Meletti

21/05/2026

Gli investigatori stanno verificando se tutta l’attrezzatura fosse realmente compatibile con il tipo di immersione affrontata e se i partecipanti disponessero di strumenti adeguati per muoversi in un sistema di cunicoli sommersi particolarmente complesso.

Attrezzatura subacquea e controlli investigativi dopo l’incidente alle Maldive

Nel frattempo, un team di speleosub finlandesi ha recuperato l’intera dotazione tecnica utilizzata dal gruppo: bombole, torce, computer subacquei e telecamere GoPro.

Proprio le GoPro potrebbero diventare decisive per chiarire cosa sia accaduto negli ultimi minuti dell’immersione. Le immagini registrate potrebbero infatti ricostruire il percorso seguito dai sub e mostrare eventuali criticità affrontate all’interno della grotta.

Tutto il materiale è stato sequestrato dalle autorità maldiviane e verrà analizzato insieme ai dati registrati dai computer di immersione, che contengono informazioni su profondità, tempi di permanenza e movimenti sott’acqua.

Secondo le prime ricostruzioni, il gruppo potrebbe essersi spinto oltre i 50 metri previsti dal piano iniziale della spedizione. Un elemento che, in un ambiente di grotta, può aumentare enormemente i rischi.

Tra le ipotesi al vaglio ci sono anche problemi di visibilità all’interno dei cunicoli sommersi, possibili correnti improvvise e il disorientamento causato dal sollevamento della sabbia sul fondale.

Gli investigatori stanno verificando inoltre il corretto utilizzo del cosiddetto “filo di Arianna”, la sagola di sicurezza che permette ai sub di ritrovare la via del ritorno nelle immersioni in grotta.

L’assenza della corda guida o un eventuale malfunzionamento delle attrezzature potrebbe aver trasformato il percorso in una trappola senza uscita.

Recupero dei corpi dei sub italiani alle Maldive dopo l’incidente nella grotta

Parallelamente alle indagini locali, la Procura di Roma ha aperto un fascicolo per omicidio colposo. Gli inquirenti italiani analizzeranno tutto il materiale sequestrato per capire se vi siano eventuali responsabilità legate all’organizzazione dell’immersione o all’equipaggiamento utilizzato.

Nei prossimi giorni verranno eseguite anche le autopsie sulle vittime rimpatriate in Italia. Gli esami serviranno a chiarire le cause esatte della morte e a verificare eventuali anomalie tecniche, comprese possibili contaminazioni o problemi legati alle bombole utilizzate durante la discesa.

Fondamentali saranno infine le testimonianze delle persone presenti a bordo della nave di supporto Duke of York, che potrebbero aiutare a ricostruire gli ultimi momenti prima dell’immersione e capire quando qualcosa avrebbe iniziato ad andare storto.