L’ultima telefonata e le accuse pubbliche
Claudio Sterpin ha sempre respinto con decisione l’ipotesi del gesto volontario, definendola pubblicamente una “bufala”. Negli anni ha sostenuto di avere sospetti precisi su chi potesse aver fatto del male a Liliana, pur senza mai fornire elementi risolutivi sul piano giudiziario.
Il dettaglio che lo ha reso una figura chiave resta l’ultima telefonata con Resinovich il giorno della scomparsa. Un elemento che, nel racconto mediatico del caso, ha assunto un forte valore simbolico.
La testimonianza al Tribunale
L’11 dicembre 2025 Sterpin aveva testimoniato davanti al Tribunale di Trieste, esprimendo un dolore ancora vivo: “Posso dire che sono morto anch’io quattro anni fa”, aveva dichiarato. In quell’occasione aveva ribadito le sue convinzioni e le sue accuse, in un clima già fortemente polarizzato.
La sua morte, avvenuta il 13 febbraio, è stata anticipata dalla trasmissione Quarto Grado e ha generato reazioni contrastanti sui social: c’è chi lo ricorda come una figura determinata e chi, invece, ha sempre messo in discussione la sua versione dei fatti.
La lettera “premonitrice” e le accuse pubbliche
Tra gli elementi che più hanno colpito l’opinione pubblica c’è anche una lettera lasciata da Liliana a Sterpin, dal contenuto che molti hanno definito premonitore: «Quando non mi vedrai, quando non ci sarò più tu cercami, cercami nei tuoi ricordi. Io ci sarò».
Parole che, rilette dopo il ritrovamento del corpo, hanno assunto un peso emotivo enorme.
Sterpin ha sempre respinto con forza la tesi del gesto volontario, definendola una “bufala” e sostenendo di avere sospetti precisi su chi potesse averle fatto del male. Nel dicembre 2025 aveva testimoniato in Tribunale a Trieste, dichiarando: «Posso dire che sono morto anch’io quattro anni fa».
Cosa cambia ora per l’inchiesta
Dal punto di vista giudiziario, la morte di Sterpin non cancella le sue dichiarazioni. Le testimonianze rese formalmente restano agli atti e potranno essere utilizzate nelle fasi successive del procedimento.
La sua scomparsa, però, toglie alla vicenda una figura simbolica, uno dei protagonisti più esposti mediaticamente e il principale accusatore pubblico nei confronti del marito di Liliana.
Il caso Resinovich resta aperto e complesso. Il messaggio in codice inviato alle 8.12 di quel 14 dicembre 2021 rimane uno degli ultimi frammenti di una storia ancora senza una verità definitiva.