La morte di Claudio Sterpin riapre inevitabilmente una ferita mai chiusa: quella del caso di Liliana Resinovich, scomparsa a Trieste il 14 dicembre 2021 e ritrovata senza vita il 5 gennaio 2022 in un’area boschiva dell’ex ospedale psichiatrico.
Sterpin, 86 anni, è stato una figura centrale nella vicenda. Non solo perché considerato l’“amico speciale” della donna, ma perché fu l’ultimo a sentirla il giorno in cui sparì nel nulla. E perché, da allora, non ha mai smesso di contestare pubblicamente l’ipotesi del suicidio.
Il ritrovamento del corpo e il cambio di scenario investigativo
Il corpo di Liliana venne trovato avvolto in sacchetti per alimenti chiusi al collo con un laccetto e infilato in due grandi sacchi neri. Una scena che sin dall’inizio sollevò dubbi. La Procura, inizialmente orientata verso il suicidio, dovette poi riconsiderare diversi elementi investigativi.
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Nel tempo l’ipotesi dell’omicidio ha preso sempre più spazio, con il marito Sebastiano Visintin finito sotto indagine. In questo contesto, la voce di Sterpin è stata costante e spesso polemica.
L’ultimo messaggio: «Ciao amore mio, buongiorno»
Tra gli elementi più evocativi della vicenda c’è un dettaglio che riemerge oggi con forza: il messaggio inviato da Sterpin la mattina del 14 dicembre 2021 alle 8.12.
«Ciao amore mio, buongiorno». Un messaggio scritto in codice, come i due erano abituati a fare. Ma quella volta non arrivò alcuna risposta.
Secondo quanto emerso nel tempo anche attraverso servizi televisivi, tra cui Pomeriggio Cinque News, i due comunicavano con un linguaggio cifrato fatto di sigle e numeri. Ad esempio “BN1M” significava “Buonanotte, amore mio”.
Nei giorni precedenti alla scomparsa, Liliana aveva inviato a Sterpin la foto di un biglietto con la scritta «Perché ti voglio bene», seguita da messaggi in codice. Il 13 dicembre gli scriveva: «In relax, pensando a domani, amore mio». Lui rispondeva: «Quasi finiti i regali, ora prendo il manubrio. Aspettando sempre domani e oltre. Ciao amore».
Frasi intime, private, diventate materiale di consulenze tecniche per decifrare quel linguaggio segreto. Un canale comunicativo che, secondo Sterpin, dimostrava l’esistenza di una relazione viva e progettuale.
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