La questione ruota attorno alla disciplina della par condicio referendaria. La normativa prevede una distinzione netta tra attività istituzionale e attività politica, soprattutto nelle fasi ufficiali della campagna.
Secondo i firmatari dell’iniziativa, la presenza di membri del governo su temi direttamente collegati alla giustizia dovrebbe essere limitata e rigorosamente contabilizzata, per evitare squilibri tra i sostenitori del Sì e quelli del No.
L’esposto ad Agcom
Per questo motivo Pd, M5S e Avs hanno presentato un esposto all’Agcom e alla Commissione di Vigilanza Rai. L’obiettivo è chiedere una verifica sul rispetto delle norme vigenti e, se necessario, un richiamo formale alle emittenti.
Tra le richieste avanzate, anche quella di computare il tempo di parola e di notizia dedicato al governo nel monte ore attribuito al fronte favorevole alla riforma.
Un referendum sempre più politico
Il caso mediatico si inserisce in un clima già teso, in cui i sondaggi mostrano un quadro incerto e l’affluenza potrebbe risultare decisiva. La gestione dell’informazione diventa così terreno di scontro parallelo rispetto al contenuto della riforma stessa.
Spetterà ora alle autorità competenti valutare se vi siano state irregolarità o se la presenza del governo rientri nei limiti consentiti. Nel frattempo, la campagna referendaria si accende anche sul fronte televisivo.