Referendum Giustizia 2026, cosa dicono i sondaggi: decisiva l’affluenza alle urne

Giovanni Poloni

14/02/2026

Il vero nodo resta la partecipazione. Attualmente il 36% degli intervistati si dichiara certo di votare, il 16% probabile. Quasi la metà, il 48%, ritiene invece di non recarsi alle urne.

I dati permettono di ipotizzare tre possibili scenari. Con un’affluenza poco sopra il 40%, considerata oggi l’ipotesi più plausibile, il No manterrebbe un leggero vantaggio (50,6% contro 49,4%).

Se però la partecipazione salisse al 46%, il quadro si ribalterebbe: il Sì passerebbe in testa con il 51,5%. Con un’affluenza al 52%, il massimo oggi stimato, il Sì arriverebbe al 53,7%, ampliando il margine sul No.

Le dinamiche tra gli elettorati

Il sondaggio evidenzia una forte compattezza tra gli elettori dei partiti di governo, con una percentuale minima orientata verso il No. Più articolato invece il comportamento degli elettori di opposizione.

Tra gli elettori del Partito Democratico, la quota favorevole al Sì varia tra il 10% e il 14% a seconda del livello di affluenza. Nel Movimento 5 Stelle il Sì si colloca intorno al 24%, mentre tra le altre liste può raggiungere il 33% negli scenari di maggiore partecipazione.

È proprio questo elemento a rendere la partita ancora aperta: con un aumento della mobilitazione, il Sì tende a crescere anche in settori tradizionalmente più critici verso la riforma.

Una campagna ancora da accendere

Il referendum sulla giustizia si gioca dunque su un equilibrio fragile. Il vantaggio attuale del No non è consolidato e potrebbe essere ribaltato da una maggiore affluenza. Molto dipenderà dall’intensità della campagna elettorale nelle prossime settimane e dalla capacità delle forze politiche di mobilitare i propri elettori.

Per ora, più che il merito dei singoli quesiti, sembra essere la partecipazione la vera chiave del voto. E finché una parte consistente dell’elettorato resterà poco informata o disinteressata, ogni previsione resterà aperta.