Ad Arcore 47 voti separano il Sì dalla storia: la sconfitta più simbolica della notte
La cittadina brianzola dove Silvio Berlusconi viveva, dove si trova Villa San Martino — la sua residenza storica, nell’iconografia berlusconiana equivalente a Palazzo Grazioli a Roma — ha votato in modo quasi perfettamente diviso. Il No ha vinto con il 50,25%, il Sì si è fermato al 49,75%. Una differenza di appena 47 voti. L’affluenza ad Arcore è stata del 67,33%, con 9.305 persone recatesi ai seggi su un totale di aventi diritto che si avvicina ai 14.000.
È un numero che racconta tutto: la riforma che Berlusconi aveva considerato per trent’anni una battaglia di civiltà giuridica — quella separazione delle carriere che era nel programma di Forza Italia dai tempi di Mani Pulite, quella riforma che la destra italiana aveva promesso agli elettori governo dopo governo senza mai riuscire a portarla fino in fondo — è stata bocciata proprio nella casa del suo fondatore, per un pugno di schede. Quarantasette. Non venti, non cinquanta — quarantasette. Una partita a due fino all’ultimo voto, persa sul filo di lana nel posto che avrebbe dovuto essere il più sicuro.
Marina Berlusconi: delusione riservata, nessun processo a Tajani
La reazione di Marina Berlusconi alla sconfitta è arrivata in modo riservato, senza comunicati ufficiali né dichiarazioni pubbliche. Secondo quanto appreso dall’Adnkronos da chi l’ha sentita nelle ultime ore, la presidente di Fininvest e primogenita del Cavaliere avrebbe espresso il suo rammarico per la mancata approvazione di una riforma che Silvio Berlusconi aveva sempre considerato una priorità assoluta — una delle poche cose che non era riuscito a portare a compimento nei suoi anni al governo.
Nel weekend Marina aveva già avuto sentore di una rimonta del No, ma la bocciatura definitiva resta comunque amara. Le fonti parlamentari della maggioranza precisano però che la famiglia Berlusconi non chiede nessun processo a Forza Italia e al suo segretario Antonio Tajani: il partito si è impegnato in prima persona, ha fatto tutto il possibile per il Sì, e la sconfitta non è imputabile a mancanza di impegno. Solo delusione per un’occasione mancata — e, riferiscono gli stessi ambienti, la speranza che la battaglia per una giustizia più giusta non si fermi qui.
Tajani: “La riforma resta sul tavolo — non rinunceremo mai”
Il segretario di Forza Italia ha scelto le parole della continuità e della determinazione nella sua nota di analisi del voto: “La riforma della giustizia rimane un tema sul tavolo, e non rinunceremo mai ad occuparcene.” Una promessa che guarda già oltre la sconfitta referendaria, verso le prossime battaglie parlamentari e politiche. Il centrodestra, uscito indebolito da questa consultazione, dovrà ora decidere se e come riprendere in mano la partita della giustizia — e in quale forma, dopo che il voto popolare ha respinto la versione costituzionale della riforma con questa forza.
La vittoria del No apre una fase nuova e incerta per il governo Meloni: le dimissioni non ci saranno, ma il peso politico di questa sconfitta — maturata con un’affluenza record che avrebbe dovuto favorire il Sì — è difficile da minimizzare. E le prossime settimane diranno se la premier riuscirà a trasformare questa battuta d’arresto in uno stimolo o se, come temono alcuni in maggioranza, diventerà il punto di partenza di una crisi più lunga.