Romano Prodi critica la sinistra: “Oggi votano l’identità, non l’economia. Così vince la destra”

Giovanni Poloni

05/02/2026

Secondo Romano Prodi, la politica occidentale sta attraversando una trasformazione profonda: non è più l’economia il principale fattore che orienta il voto degli elettori, ma l’identità. Un cambiamento che, a suo giudizio, la sinistra non ha ancora compreso pienamente.

L’ex presidente del Consiglio e della Commissione europea riflette su questo passaggio nel saggio La stagione dell’identità, spiegando come le promesse economiche non bastino più a costruire consenso. L’economia resta importante nella vita quotidiana delle persone, ma non rappresenta più il motore decisivo delle scelte politiche.

La politica dell’identità

Prodi osserva che slogan semplici e simbolici, capaci di evocare appartenenza e sicurezza, riescono oggi a unire elettorati molto diversi. È una dinamica visibile non solo negli Stati Uniti, ma anche in Europa, dove movimenti nazionalisti e populisti hanno rafforzato il proprio consenso facendo leva su elementi identitari e sulla nostalgia del passato.

Secondo l’ex premier, il fenomeno è particolarmente evidente nei Paesi dell’Europa orientale, dove l’integrazione europea ha portato crescita economica e miglioramento delle condizioni sociali, ma ha anche generato il timore di perdere tradizioni e radici culturali. Quando prevale la paura, spiega, le società tendono a chiudersi e a cercare protezione nell’identità nazionale.

Le difficoltà della sinistra

Nel suo ragionamento, Prodi individua una difficoltà strutturale delle forze progressiste nel parlare alle comunità più colpite dai cambiamenti economici e sociali. In molte aree segnate dalla deindustrializzazione, la perdita del lavoro non significa solo riduzione del reddito, ma anche perdita di ruolo e riconoscimento sociale.

In questi contesti, sostiene, la politica si sposta rapidamente dalla dimensione economica a quella simbolica. Le persone cercano spiegazioni e responsabilità per il proprio declino, individuando spesso nemici esterni: altri Paesi, istituzioni sovranazionali o trasformazioni globali percepite come minacce.

Economia e identità nella nuova fase politica

Per Prodi, il problema non è l’irrilevanza dell’economia, ma la sua insufficienza nel costruire consenso senza una narrazione capace di rispondere alle paure collettive. La destra, secondo la sua analisi, ha intercettato questo bisogno di sicurezza e appartenenza, mentre la sinistra continua a muoversi soprattutto sul terreno dei principi generali e delle rivendicazioni astratte.

Il risultato è un cambiamento profondo negli equilibri politici, in cui il voto diventa sempre più legato alla percezione di identità e protezione piuttosto che alle promesse economiche tradizionali.