La sentenza riporta al centro il decreto Piantedosi, introdotto nel 2023 per regolamentare l’attività delle ONG nel Mediterraneo. È proprio questo provvedimento a essere finito più volte nel mirino dei tribunali.



Il problema principale riguarda alcune disposizioni che impongono alle navi di soccorso di interfacciarsi con Paesi come la Libia, anche quando non garantiscono standard adeguati di sicurezza e tutela dei diritti.
Una linea che, secondo diverse decisioni giudiziarie, entra in contrasto con le norme internazionali sul soccorso in mare.
Non è un caso isolato
Quello della Mare Jonio è solo uno dei tanti casi simili. Negli ultimi mesi si è registrata una serie di sentenze sfavorevoli per il governo, con sanzioni annullate e risarcimenti riconosciuti alle ONG.
Il meccanismo si ripete: le navi vengono bloccate dopo i soccorsi, ma successivamente i tribunali danno loro ragione. Nel frattempo, però, le attività restano ferme, con un impatto diretto sulle operazioni di salvataggio.
Inoltre, anche quando i costi legali vengono rimborsati, le organizzazioni devono affrontare anni di procedimenti prima di ottenere giustizia.
Le conseguenze politiche
La decisione riaccende lo scontro politico. Le ONG parlano di politiche inefficaci e dannose, sostenendo che ostacolino i soccorsi invece di salvar vite.
Dall’altra parte, il governo continua a difendere la propria strategia, senza segnali concreti di revisione del decreto.
Il risultato è un equilibrio sempre più fragile: da un lato l’obiettivo di controllare i flussi migratori, dall’altro una raffica di bocciature giudiziarie che rischiano di minare l’impianto normativo costruito negli ultimi anni.
