La reazione di Ilaria Salis: “Addio per sempre”
Tra le voci più attese c’era quella di Ilaria Salis, eurodeputata di Alleanza Verdi e Sinistra, detenuta in Ungheria dall’11 febbraio 2023 al 23 maggio 2024. The Left, il suo gruppo politico europeo, ha festeggiato la notizia su X con un riferimento simbolico alle coordinate geografiche della Corte di giustizia europea, in risposta a un vecchio gesto provocatorio del governo Orbán nei suoi confronti.
Salis ha poi pubblicato una foto sorridente con un cartello eloquente: “Goodbye forever Mr. Orbán!”. La didascalia non lasciava spazio a interpretazioni: “Sia l’Ungheria che l’Europa saranno posti migliori senza Viktor Orbán. Addio per sempre!”. Un messaggio personale, carico di storia vissuta sulla propria pelle.
Schlein e Conte: “Finisce l’era dei sovranismi”
La segretaria del Partito Democratico Elly Schlein ha commentato la notizia in diretta televisiva su La7, parlando di immagini “meravigliose ed emozionanti” e affermando che il tempo dei sovranismi è finito. “Ha perso Orbán e con lui ha perso Trump, e hanno perso Meloni e Salvini”, ha detto, ricordando i video di sostegno al leader ungherese pubblicati dai leader di centrodestra italiani durante la campagna elettorale.
Sulla stessa linea il leader del Movimento 5 Stelle Giuseppe Conte, che ha parlato di un passaggio politico “davvero significativo” e ha attaccato duramente Meloni e Salvini per essersi schierati apertamente a favore di Orbán: “Umiliando l’Italia e la Costituzione”.
Tajani rivendica la vittoria del PPE
Una lettura completamente diversa è arrivata dal vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani, che ha inquadrato la vittoria di Magyar non come una sconfitta del centrodestra europeo, ma come un successo del Partito Popolare Europeo, di cui Magyar fa parte. “In un momento di grande incertezza, ancora una volta, il PPE viene scelto come forza rassicurante e garante della stabilità in Europa”, ha scritto su X.
Una ricostruzione che stride con quella dell’opposizione, ma che riflette la complessità di una vittoria che non si lascia facilmente incasellare nelle categorie tradizionali del dibattito politico italiano.
Cosa cambia per l’Europa
Al di là delle reazioni nazionali, la sconfitta di Orbán ha implicazioni profonde per l’intera Unione Europea. Per anni il governo ungherese ha rappresentato un ostacolo alle politiche comunitarie su immigrazione, stato di diritto e supporto all’Ucraina. Una Ungheria con una guida diversa potrebbe sbloccare negoziati fermi da tempo e ridare fiato alle istituzioni europee in un momento già segnato da tensioni geopolitiche elevate.
Resta da vedere quanto Magyar riuscirà a tradurre la vittoria elettorale in una reale discontinuità istituzionale, in un paese dove il sistema di potere costruito da Orbán in sedici anni è profondamente radicato. Ma il segnale politico, per ora, è inequivocabile: l’Ungheria ha scelto di cambiare.


