La decisione arriva dopo anni di dibattiti accesi, riaccesi anche da casi controversi come quello della pugile Imane Khelif, protagonista alle Olimpiadi di Parigi. Il CIO ha chiarito che la nuova norma non avrà effetto retroattivo, e dunque eventuali risultati già acquisiti resteranno validi.
Allo stesso modo, figure come la sollevatrice di pesi Laurel Hubbard, simbolo della partecipazione transgender ai Giochi, rappresentano un precedente che ha contribuito ad alimentare il confronto internazionale sul tema.
Una scelta anche politica
La linea adottata dal CIO si inserisce in un contesto più ampio, che coinvolge anche la politica. Negli Stati Uniti, infatti, il presidente Donald Trump ha firmato un ordine esecutivo sullo sport femminile che va nella stessa direzione, influenzando il clima in vista dei Giochi di Los Angeles.
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Il tema resta altamente divisivo: da un lato chi invoca equità competitiva, dall’altro chi teme un arretramento sul piano dei diritti e dell’inclusione. Quel che è certo è che la decisione del CIO segna un punto di non ritorno nel modo in cui lo sport internazionale affronterà la questione nei prossimi anni.





