Francesca Lollobrigida oro nei 3.000 metri: record olimpico e rivincita dopo la malattia

Giovanni Poloni

07/02/2026

Francesca Lollobrigida malattia

È la medaglia che nessuno osava pronosticare con sicurezza, ma che racconta meglio di qualsiasi altra il senso profondo dello sport. Francesca Lollobrigida ha conquistato l’oro nei 3.000 metri del pattinaggio di velocità alle Olimpiadi invernali di Milano Cortina 2026, stabilendo il nuovo record olimpico con il tempo di 3’54”28, oltre due secondi più veloce del precedente primato. Una prova dominante, costruita con lucidità e resistenza, che assume un valore ancora più grande se si guarda ai mesi che l’hanno preceduta.

La stagione compromessa dall’infezione virale

Fino a poche settimane fa, il nome di Lollobrigida non figurava tra quelli più accreditati per l’oro nei 3.000 metri. Il motivo non era tecnico, ma fisico. L’azzurra ha infatti dovuto fare i conti con un’infezione virale che l’ha colpita nel cuore della preparazione olimpica. Un problema apparentemente banale all’inizio, ma che si è rivelato più insidioso del previsto.

L’infezione le ha provocato un forte stato di debilitazione generale: febbre persistente, affaticamento cronico e difficoltà respiratorie leggere ma costanti, elementi che per un’atleta di endurance rappresentano un ostacolo enorme. Gli allenamenti sono stati ridotti, in alcuni periodi completamente sospesi. Il recupero è stato lento e carico di incertezze. In più occasioni, come ha raccontato lei stessa, ha temuto di non riuscire a presentarsi ai Giochi nella condizione minima per competere.

Per una pattinatrice che basa la propria forza su ritmo, potenza e capacità di mantenere velocità costante per oltre tre minuti e mezzo ad altissima intensità, anche una perdita di pochi punti percentuali di condizione può fare la differenza tra podio e anonimato. I risultati nelle tappe di Coppa del Mondo avevano confermato le difficoltà: piazzamenti lontani dai vertici, sensazioni fisiche altalenanti, poca brillantezza nel finale di gara.

Una gara perfetta dal punto di vista tattico

E invece, sul ghiaccio olimpico, è arrivata la trasformazione. Nei 3.000 metri – gara individuale a tempo su pista ovale da 400 metri – Lollobrigida ha impostato fin da subito un passo altissimo ma controllato. Nessuna partenza scriteriata, nessun giro fuori soglia: solo progressione costante, tecnica pulita e traiettorie precise.

Il cronometro ha iniziato a segnalare intertempi da record già a metà gara. Nella seconda parte, quella in cui spesso si paga lo sforzo accumulato, l’azzurra non ha ceduto di un millesimo, anzi ha aumentato leggermente la frequenza. Le avversarie più attese – la norvegese Ragne Wiklund e la canadese Valerie Maltais – hanno chiuso rispettivamente al secondo e terzo posto, ma con un distacco netto.

Dalle rotelle al ghiaccio: una carriera unica

La vittoria si inserisce in una carriera particolare, iniziata nel pattinaggio a rotelle, dove Lollobrigida ha conquistato 15 titoli mondiali, prima di scegliere la strada più complessa: passare al ghiaccio per inseguire il sogno olimpico. Una scelta radicale, che ha richiesto anni di adattamento tecnico e fisico.

Ai Giochi di Pechino 2022 aveva già dimostrato il proprio valore, vincendo l’argento nei 3.000 metri e il bronzo nella mass start. È anche campionessa del mondo nei 5.000 metri, distanza sulla quale molti la consideravano favorita in questa edizione. L’oro nei 3.000, però, rappresenta qualcosa di diverso: è la consacrazione definitiva.

La maturità di un’atleta di 35 anni

A 35 anni compiuti proprio nel giorno della gara, Lollobrigida ha dimostrato una maturità sportiva rara. Dopo la maternità nel 2023 e una stagione segnata dalla malattia, il rischio di un declino era concreto. Invece è arrivata la prova più completa della carriera.

Il record olimpico non è solo un numero: è il simbolo di un recupero fisico e mentale riuscito, di una preparazione ricostruita passo dopo passo e di una capacità di gestione della pressione che appartiene solo ai grandi campioni. Se la stagione aveva lasciato dubbi, la pista olimpica li ha spazzati via in meno di quattro minuti.

Questa medaglia d’oro è una rivincita contro la fragilità del corpo e contro il tempo. Ed è anche il primo grande sigillo italiano di Milano Cortina 2026, firmato da un’atleta che sembrava in salita e invece ha scelto di accelerare.