Mentre Giorgia Meloni era impegnata in un tour diplomatico nei Paesi del Golfo per garantire la sicurezza energetica dell’Italia, a Roma scoppiava un altro fronte: quello delle polemiche interne. L’opposizione si è scatenata con una valanga di critiche al viaggio del premier, accusata di tutto e del contrario di tutto. Ma stavolta, inaspettatamente, a frenare gli animi è arrivata una voce insospettabile del centrosinistra.
Il tour energetico di Meloni e le reazioni a caldo
Il viaggio lampo del presidente del Consiglio nei Paesi arabi produttori di energia ha un obiettivo chiaro: rafforzare i rapporti con i fornitori strategici e ottenere condizioni più favorevoli per l’approvvigionamento di gas e petrolio in un momento in cui le bollette pesano come macigni su famiglie e imprese italiane. Una mossa che, in qualsiasi altro contesto, avrebbe raccolto consenso bipartisan. E invece no.



La capogruppo del Pd alla Camera, Chiara Braga, ha liquidato l’iniziativa come una semplice operazione d’immagine: secondo lei il viaggio servirebbe soprattutto a “rilanciare la proiezione internazionale” del premier e ad allontanarla dalle difficoltà interne del governo. Il suo collega al Senato, Francesco Boccia, ha rincalzato sostenendo che Meloni “arranca e insegue i problemi”, suggerendo una soluzione tanto semplice quanto bizzarra: volare a Washington e Tel Aviv e dire “fermatevi”. Come se la diplomazia internazionale funzionasse con una telefonata.
Leggi anche: “Possiamo rimanere senza”: l’allarme di Meloni sull’energia
Schlein, Bonelli, Fratoianni: il tiro al bersaglio non si ferma
Nel tardo pomeriggio è arrivata anche la segretaria dem Elly Schlein, che ha denunciato la mancanza di carburante per i voli aerei “razionati” e ha accusato il governo di essere “acriticamente subalterno a Trump”. Un argomento che stride con il fatto che Meloni, nel corso del viaggio, ha ribadito il dissenso italiano rispetto alle politiche americane sulle tariffe e sul conflitto in corso.
Sul fronte di Alleanza Verdi-Sinistra, Angelo Bonelli ha definito la missione “un elemento di fallimento e disperazione politica”, mentre Nicola Fratoianni ha parlato di imbarazzo per una premier che va “con il cappello in mano dagli emiri”. Fratoianni ha poi tirato in ballo l’esempio spagnolo come modello di transizione energetica virtuosa, citando i prezzi bassi del kilowattora. Ha però omesso un dettaglio non secondario: nell’aprile del 2025, la Spagna è rimasta al buio per 16 ore a causa di un blackout energetico di proporzioni storiche, costato all’economia iberica circa 1,6 miliardi di euro.
La voce che nessuno si aspettava
A sorprendere tutti ci ha pensato Franco Bassanini, ex ministro e figura storica del centrosinistra italiano, che ha preso pubblicamente le distanze dalle critiche dell’opposizione. “Che senso hanno le critiche alla missione nel Golfo di Meloni?” ha domandato, ricordando come nei momenti di crisi la coesione nazionale sia più che mai necessaria. Bassanini ha citato addirittura Giorgio Napolitano, spiegando che rinforzare i rapporti con i Paesi del Golfo dovrebbe essere una scelta condivisibile da tutti, indipendentemente dall’appartenenza politica.
Una presa di posizione che ha fatto rumore, proprio perché arriva da chi non può essere accusato di simpatie governative. E che mette in luce una tendenza sempre più evidente: quella di un’opposizione che critica per riflesso condizionato, senza distinguere tra le battaglie che valgono e quelle che si ritorcono contro.
La maggioranza risponde

