La presenza di Mattarella al plenum non era prevista. Proprio per questo ha assunto un significato particolare. Il Presidente della Repubblica, che per Costituzione presiede il Csm, raramente interviene nei lavori ordinari dell’organo di autogoverno della magistratura.
All’inizio della seduta, Mattarella ha sottolineato la necessità di “rinnovare con fermezza l’esortazione al rispetto vicendevole in qualsiasi momento, in qualsiasi circostanza, nell’interesse della Repubblica”. Un richiamo diretto a tutte le istituzioni coinvolte nel confronto.
“Il Csm ha un ruolo di rilievo costituzionale”
Nel suo intervento, il Capo dello Stato ha ricordato il “ruolo di rilievo costituzionale del Csm” e la necessità che tale ruolo venga rispettato, “particolarmente da parte di altre istituzioni”. Allo stesso tempo ha riconosciuto che il Consiglio non è esente da “difetti, lacune ed errori”, così come non lo sono le altre istituzioni della Repubblica, siano esse legislative, esecutive o giudiziarie.
Un passaggio che appare come un tentativo di equilibrio: riconoscere la legittimità delle critiche, ma ribadire che il confronto deve restare entro limiti istituzionali e non trasformarsi in uno scontro delegittimante.
L’appello finale: “Sede rigorosamente istituzionale”
Mattarella ha infine richiamato la natura del Csm come sede “rigorosamente istituzionale ed estranea a temi e controversie di natura politica”. L’invito è stato quello a mantenere il confronto su un piano di rispetto reciproco, soprattutto in una fase delicata come quella che precede il voto referendario.
La scelta di intervenire direttamente, presiedendo il plenum, segna un momento significativo nei rapporti tra Quirinale e magistratura. Un gesto che punta a raffreddare il clima e a riaffermare la centralità dell’equilibrio tra poteri nello Stato costituzionale.