Il Quirinale ha informato il vicepresidente Fabio Pinelli dell’arrivo del Capo dello Stato al Palazzo dei Marescialli. Un segnale che molti leggono come un tentativo di riportare il confronto entro binari istituzionali, dopo giorni di polemiche e accuse reciproche.
Il clima di scontro sulla riforma
Negli ultimi giorni il confronto si è acceso. Da un lato, il comitato per il No al referendum che critica duramente la riforma della magistratura. Dall’altro, le parole del ministro della Giustizia Carlo Nordio, che ha definito il sistema di autogoverno delle toghe come “para mafioso”, richiamando una precedente espressione del magistrato Nino Di Matteo.
Al centro del dibattito c’è il funzionamento del Csm e la sua capacità di intervenire efficacemente nei casi di scandali interni, come quello legato a Luca Palamara. Sullo sfondo, il tema più ampio dei rapporti tra poteri dello Stato e del controllo reciproco tra politica e magistratura.
Ulteriore elemento di tensione è stata la richiesta del ministero della Giustizia all’Associazione nazionale magistrati di rendere noti i finanziatori del comitato per il No, per evitare possibili conflitti di interesse. A questo si è aggiunto un intervento pubblico della presidente del Consiglio Giorgia Meloni, che ha parlato di una “parte della magistratura politicizzata” in riferimento a decisioni giudiziarie sull’immigrazione.