Cos’è il Consiglio Supremo di Difesa: un organo costituzionale poco conosciuto
Il Consiglio Supremo di Difesa è un organo costituzionale che funge da raccordo tra il presidente della Repubblica — che ha anche il comando formale delle Forze Armate — il Consiglio dei Ministri e i vertici militari. Si occupa di valutare le decisioni da assumere in materia di sicurezza e difesa nazionale nei momenti più delicati, e di definire criteri e modalità di organizzazione delle attività connesse alla difesa del Paese.
Ne fanno parte: il presidente della Repubblica, che lo presiede, il presidente del Consiglio, i ministri di Esteri, Interno, Economia, Difesa e Imprese, il sottosegretario di Stato e il Capo di Stato Maggiore della Difesa. Venerdì 13 marzo siederanno quindi allo stesso tavolo Mattarella, Meloni, Tajani, Piantedosi, Giorgetti, Crosetto e Urso, insieme al generale Luciano Portolano. È il cuore decisionale dello Stato italiano in materia di sicurezza nazionale, riunito in un momento in cui le decisioni non possono più essere rinviate.
I tre nodi sul tavolo: Golfo, basi USA e posizionamento strategico
La riunione di venerdì dovrà affrontare almeno tre questioni concrete. La prima riguarda il sostegno ai Paesi del Golfo: il governo ha già dato il via libera all’invio di aiuti militari, ma i dettagli — quali sistemi d’arma, in che quantità, con quali garanzie per la sicurezza nazionale — restano oggetto di valutazione interna.
La seconda questione è più delicata e riguarda le basi militari americane in Italia. Il ministro Crosetto ha dichiarato in Parlamento che per ora gli Stati Uniti non ne hanno chiesto l’utilizzo per operazioni in Iran. Il governo si è però riservato di valutare la situazione nel caso in cui la richiesta arrivasse, assicurando che verrebbero impiegate solo per supporto logistico secondo gli accordi internazionali. Venerdì questo tema potrebbe diventare improvvisamente meno ipotetico.
Sullo sfondo resta il nodo più grande: il posizionamento strategico dell’Italia in una crisi che si allarga. Alleata degli USA e di Israele per storia e trattati, ma geograficamente esposta alle conseguenze economiche e militari di un conflitto che ha già colpito il Mediterraneo orientale e che potrebbe avvicinarsi ulteriormente.
Il ruolo di Mattarella: garante che richiama il governo ai limiti costituzionali
La convocazione del Consiglio non è solo un atto tecnico. È anche il luogo in cui il presidente della Repubblica esercita la sua funzione di garanzia costituzionale, richiamando i membri del governo al rispetto dei paletti fissati dalla Costituzione in materia di guerra e difesa. In un momento in cui le decisioni sull’impegno militare italiano si moltiplicano — fregate dirottate, aerei cisterna in volo verso il Golfo, sistemi d’arma inviati in Kuwait — Mattarella intende evidentemente assicurarsi che ogni passo avvenga nel pieno rispetto delle prerogative costituzionali e con la consapevolezza di tutti i soggetti istituzionali coinvolti.
Venerdì 13 marzo, alle 10 del mattino, l’Italia si siederà al tavolo e deciderà ufficialmente che ruolo intende avere in questa crisi. O almeno inizierà a farlo — perché in una guerra che cambia ora per ora, nessuna decisione può dirsi definitiva.