Si chiude definitivamente uno dei casi di cronaca giudiziaria più discussi degli ultimi anni. La Corte di Cassazione ha reso irrevocabile la condanna a 14 anni e 9 mesi di reclusione nei confronti di Mario Roggero, il gioielliere di Gallo di Grinzane, in provincia di Cuneo, protagonista della sparatoria avvenuta durante una rapina il 28 aprile 2021.
La Prima Sezione Penale della Cassazione ha respinto il ricorso presentato dalla difesa, confermando integralmente quanto stabilito nei precedenti gradi di giudizio e mettendo così la parola fine al procedimento penale.
La rapina e gli spari durante la fuga
Secondo quanto ricostruito nel processo, tre rapinatori fecero irruzione nella gioielleria di Roggero, riuscendo a impossessarsi del bottino prima di tentare la fuga.
Leggi anche:Maltempo devastante, grandine gigantesca e strade allagate
Leggi anche:Tragedia nel fiume, trovata morta una ragazza di 27 anni
Leggi anche:Adinolfi, è finita male: arriva la condanna del tribunale
Il gioielliere impugnò la propria pistola e inseguì i malviventi fino al parcheggio antistante il negozio, esplodendo diversi colpi d’arma da fuoco contro l’auto con cui stavano cercando di allontanarsi.
Nella sparatoria morirono Giuseppe Mazzarino, 58 anni, e Andrea Spinelli, 44 anni. Il terzo componente della banda, Alessandro Modica, rimase ferito ma sopravvisse.
Perché è stata confermata la condanna
Sia il Tribunale di Asti sia la Corte d’Appello avevano escluso che nel caso potesse essere riconosciuta la legittima difesa, ritenendo che al momento degli spari il pericolo fosse ormai cessato.
Secondo i giudici, infatti, l’azione dei rapinatori si era già conclusa e i tre erano in fuga, circostanza che non consentiva di invocare la legittima difesa nei termini previsti dalla legge.
La parola definitiva della Cassazione
Con il rigetto del ricorso, la sentenza è diventata definitiva. La condanna a 14 anni e 9 mesi nei confronti di Mario Roggero non potrà più essere modificata nell’ambito della giustizia ordinaria.
La vicenda continua a dividere l’opinione pubblica e a riaccendere il dibattito sul tema della legittima difesa, in particolare sui limiti dell’uso della forza quando un’aggressione è ormai terminata e gli autori del reato sono in fuga.



