Come funziona: 60 giorni, droni e 2.200 euro al mese
Il servizio militare obbligatorio croato si rivolge a tutti i giovani maschi che compiono 19 anni, con possibilità di chiamata estesa fino ai 30 anni. La durata è di due mesi, durante i quali le reclute ricevono un compenso mensile di 2.200 euro e il periodo viene conteggiato come anzianità lavorativa — un incentivo economico concreto, non solo simbolico.
Il programma di addestramento non si limita all’uso delle armi tradizionali. I giovani impareranno a utilizzare attrezzature moderne inclusi i droni, tecnologia ormai centrale in qualsiasi conflitto contemporaneo come dimostrano le immagini quotidiane dal fronte iraniano. Verranno insegnate anche nozioni di primo soccorso e autodifesa. Una volta completato l’addestramento, i giovani resteranno nelle liste della riserva dell’esercito fino ai 55 anni.
Per chi esercita l’obiezione di coscienza — prevista dalla Costituzione croata — esistono due alternative: tre mesi di formazione nella Protezione Civile nazionale oppure quattro mesi di servizio presso enti locali o regionali. In entrambi i casi, senza compenso economico. Le donne sono esentate ma possono aderire volontariamente.
Gli obiettivi: 4.000 reclute l’anno per 23 milioni di euro
Il governo di Plenković punta ad addestrare 4.000 reclute ogni anno, distribuite in più cicli. Il costo annuo stimato è di circa 23,7 milioni di euro — una cifra relativamente contenuta rispetto al valore strategico dell’operazione. Considerando che la Croazia è entrata nella NATO nel 2009 e che i suoi confini orientali non sono lontani dai Balcani, l’investimento viene percepito come una necessità, non un lusso.
L’Europa si riarma: la Croazia non è sola
La scelta di Zagabria si inserisce in un trend continentale che sta accelerando visibilmente. La Francia ha lanciato un programma di servizio militare volontario retribuito con 800 euro al mese, puntando a 10.000 nuovi militari entro il 2030. La Germania sta riformando il proprio esercito con visite mediche obbligatorie e questionari per i giovani in età di leva. La Danimarca ha esteso il servizio militare obbligatorio anche alle donne. Paesi che fino a pochi anni fa consideravano la leva un residuo del passato stanno rapidamente cambiando idea.
In Italia il dibattito è ancora lontano dall’essere concreto — la leva è stata abolita nel 2004 — ma le voci si moltiplicano. Con una guerra in corso a poche ore di volo, un governo che parla di emergenza nella difesa aerea e un’Europa che si riarma in silenzio, la domanda non è più così campata in aria come sembrava fino a qualche mese fa: e se toccasse anche a noi?