“Il super big pronto a uscire!”. Pd a pezzi, chi molla Elly Schlein

Giovanni Poloni

12/02/2026

Gualmini, come Picierno, si è schierata a favore della separazione delle carriere dei magistrati e ha criticato duramente un video diffuso dai canali social del Pd in cui si equiparava a Casapound chi vota Sì al referendum. «Quindi chi sosteneva la mozione Martina al congresso del 2019 e il programma Pd del 2022 era fascista…», ha osservato polemicamente.

Ma la frattura non riguarda soltanto la giustizia. Centrale per i riformisti è la politica estera, a partire dal sostegno all’Ucraina e dal rafforzamento della difesa comune europea. Il presidente del Copasir Lorenzo Guerini chiede un chiarimento nel centrosinistra, soprattutto rispetto alle posizioni di M5s e Avs, contrari all’invio di armi a Kiev.

Il nodo politico è evidente: come costruire una coalizione credibile con differenze così profonde sulla collocazione internazionale dell’Italia? È la domanda che attraversa il dibattito interno al Pd, mentre la segreteria Schlein prova a tenere insieme le diverse anime del partito.

Per Gualmini la questione è anche di agibilità politica. Stop alle presenze nei talk televisivi e minore spazio negli interventi all’Europarlamento: per chi non si riconosce nella maggioranza schleiniana, sarebbe diventato difficile svolgere pienamente il proprio ruolo. Una decisione, la sua, definita «molto sofferta ma molto convinta».

Intanto, tra i riformisti si ragiona su un possibile progetto centrista. L’ex ministro Graziano Delrio immagina un contenitore più ampio, una sorta di “Margherita 4.0” dentro il campo largo. A riaccendere il dibattito è stato un incontro a Bologna tra Romano Prodi, Ernesto Maria Ruffini, Giuseppe Sala, Delrio e Paolo Ciani: ufficialmente uno scambio di auguri, politicamente un segnale che il cantiere del centro nel centrosinistra resta aperto.