Inno di Mameli, la replica definitiva di Laura Pausini

Giovanni Poloni

13/02/2026

laura pausini

Al centro del dibattito resta la sua interpretazione dell’Inno nazionale durante la cerimonia olimpica. Alcuni utenti hanno criticato le variazioni vocali, giudicandole fuori luogo. Altri hanno difeso la scelta artistica come legittima espressione del talento.

Tra questi Vasco Rossi, che sui social ha scritto parole molto dure contro chi attaccava la cantante:

«Laura Pausini ha cantato l’Inno in modo impeccabile. Le variazioni vocali sono consentite dal suo talento. Aveva il diritto e il dovere di farle».

Un intervento che ha acceso ulteriormente il dibattito.

Pausini, però, ha minimizzato le critiche: «Mi interessano le persone alle quali credo, che sono Vasco Rossi e Celine Dion». Una frase che racchiude la sua linea: ascoltare chi stima, ignorare il rumore di fondo.

L’incontro con Mattarella e il valore della musica pop

Nel corso della visita al Quirinale, la cantante ha voluto ringraziare il Presidente della Repubblica per aver riconosciuto il valore della musica pop italiana come parte integrante della cultura nazionale.

«Volevo ringraziarla a nome di tutti noi cantanti. Non sempre veniamo riconosciuti come tali. Noi facciamo musica, non facciamo guerra», ha dichiarato.

Mattarella ha ribadito che anche la musica leggera rappresenta un contributo fondamentale al patrimonio culturale del Paese, sottolineando come arte e intrattenimento non siano semplici diversivi ma strumenti di identità collettiva.

Tra arte e polarizzazione

L’episodio dimostra ancora una volta quanto sia sottile oggi il confine tra espressione artistica e dibattito politico. Ogni gesto, ogni interpretazione, ogni parola viene filtrata attraverso la lente dei social.

Laura Pausini ha scelto di non entrare nel terreno dello scontro ideologico. La sua linea è chiara: restare artista, non testimonial politico.

In un contesto sempre più polarizzato, la cantante ha rivendicato la centralità della musica come linguaggio universale. E ha lasciato che fossero le note – non le etichette – a parlare per lei.