“Ho sparato”. Cacciatori morti nel bosco, clamorosa svolta nelle indagini

Giovanni Poloni

16/02/2026

Secondo quanto riportato dall’Adnkronos, nei prossimi giorni il 52enne sarà interrogato nuovamente. Gli inquirenti attendono l’esito degli esami balistici affidati ai Ris, ritenuti fondamentali per ricostruire traiettorie, armi utilizzate e responsabilità precise.

I difensori dell’indagato, gli avvocati Tommaso Calderone e Filippo Barbera, avevano inizialmente chiesto la riserva di incidente probatorio, congelando per dieci giorni gli accertamenti irripetibili su fucili, cartucce, proiettili, indumenti e dispositivi elettronici. Nei giorni scorsi, però, hanno rinunciato a tale richiesta, consentendo la prosecuzione degli esami tecnici.

Gli accertamenti balistici sono considerati determinanti dal Procuratore di Patti, Angelo Vittorio Cavallo, che a breve lascerà l’incarico per insediarsi alla Procura di Termini Imerese. Anche il tampone per i residui di polvere da sparo effettuato sull’indagato potrebbe rivelarsi poco significativo: l’uomo è un cacciatore abituale e aveva maneggiato armi nei giorni precedenti.

Al momento, le uniche certezze restano i tre morti e la presenza di A.S. sul luogo della sparatoria. L’uomo era amico di Gatani e condivideva con lui la passione per la caccia al cinghiale nero dei Nebrodi, proprio nell’area di contrada Caristia dove si è consumata la tragedia.

La mattina del 28 gennaio, chiamato dagli investigatori dopo il ritrovamento dei cadaveri, A.S. aveva raccontato di essere passato all’alba a casa di Gatani, intorno alle 6, per un caffè prima di andare a prendere il cane da caccia nella campagna di Montagnareale. In un primo momento aveva sostenuto di essersene andato a causa della pioggia. Poi la parziale ammissione: era lì e partecipò alla sparatoria. Infine il silenzio. Ora saranno le perizie e i prossimi interrogatori a fare piena luce su uno dei casi più inquietanti delle ultime settimane in Sicilia.