Per capire perché Bolojan abbia adottato misure così impopolari, basta guardare i numeri. Nel 2025 il rapporto deficit-PIL della Romania era del 7,7% — più del doppio della soglia del 3% fissata dall’Unione Europea, soglia già superata nel 2024 con un deficit oltre il 9%. La procedura di infrazione europea contro Bucarest è aperta dal 2020 e non si è mai chiusa. Un paese in queste condizioni non ha il lusso di fare politiche espansive: o taglia, o rischia di perdere l’accesso ai fondi comunitari.
Il paradosso è che proprio le misure necessarie a risanare i conti hanno fatto cadere il governo. E ora la Romania rischia di ritrovarsi con un deficit ancora fuori controllo e senza la stabilità politica per affrontarlo.
Cosa succede adesso: lo scenario da incubo
La domanda che nessuno riesce ancora a rispondere è la più importante: chi governerà la Romania? AUR e Socialdemocratici non hanno i seggi per farlo da soli. I partiti liberali hanno escluso qualsiasi alleanza con i Socialdemocratici dopo la fuoriuscita di aprile. Un governo tecnico è un’ipotesi, ma richiede un accordo parlamentare che al momento non sembra a portata di mano.
E poi c’è lo scenario più inedito di tutti. Nella storia della Romania, il paese non è mai andato a elezioni anticipate. Per la prima volta, questa opzione potrebbe seriamente entrare in gioco. Con un deficit fuori controllo, una procedura di infrazione europea aperta e 8 miliardi di fondi bloccati, Bruxelles guarda a Bucarest con crescente preoccupazione. Il caos romeno non è un problema solo rumeno.




