Il decreto Sicurezza approda domani nell’Aula della Camera con la questione di fiducia già pronta. Ma dentro la stessa maggioranza è guerra aperta su una norma specifica: quella che prevede compensi agli avvocati che favoriscono i rimpatri volontari dei migranti — ribattezzata dall’opposizione “bonus rimpatri”.
FdI e Lega tirano dritto. Il senatore Lucio Malan spiega la logica: oggi l’avvocato viene pagato solo se va a giudizio contro l’espulsione, non se convince il cliente al rimpatrio volontario. La norma colmerebbe questo vuoto. Ma Forza Italia e Noi Moderati si dicono contrari, e il Quirinale potrebbe fare pressioni per una modifica. Italia Viva parla di “ennesima prova di un governo più confuso che persuaso”. Uno scontro che rischia di complicare ulteriormente l’iter di un provvedimento già divisivo.
Conte rilancia le primarie: “Non voglio dividere, voglio partecipazione”
Sul fronte dell’opposizione, Conte ha scelto Che Tempo Che Fa per chiarire la sua posizione sulle primarie del campo largo. Ha respinto le accuse di voler alimentare divisioni interne: “Non è che ho detto ‘facciamole’ perché voglio dividere. Adesso dobbiamo costruire un programma condiviso”. Ha citato i 2 milioni di astensionisti tornati a votare al referendum sulla giustizia e le aule universitarie stracolme come segnali di una voglia di partecipazione da canalizzare.
Sul rapporto con Renzi ha smorzato le tensioni: “Non ce l’ho con lui. A me interessa un progetto progressista dove non ci sia contaminazione tra politica e affari”. E ha insistito sulla necessità di una legge sul conflitto di interessi, attaccando il governo sul caro-energia e sugli extraprofitti non tassati. Una mattinata che ha detto molto su dove sta andando — o non sta andando — la politica italiana.


