I testi e i copioni, invece, passano dalla scrivania di Giovanni Grasso, portavoce e scrittore del presidente Mattarella, affiancato dal giallista Maurizio De Giovanni. La regia dei contenuti, insomma, fa capo interamente al Colle, e non alla televisione di Stato.
Il contenuto del monologo
Il discorso della Cortellesi è stato un omaggio alle donne che hanno contribuito a costruire l’Italia, dalle madri costituenti come Nilde Iotti a Teresa Mattei. Un racconto al femminile, intenso e partecipato.
Un passaggio, però, è stato giudicato da alcuni eccessivamente severo: quello dedicato alle promesse fatte a donne coraggiose e mai pienamente mantenute. È proprio in quel punto che, secondo le ricostruzioni, sarebbe maturato il fastidio nella maggioranza.
L’irritazione della premier
Meloni, prima donna a ricoprire l’incarico di presidente del Consiglio, si sarebbe infastidita per non essere stata in alcun modo richiamata in quella galleria di figure femminili. Un disappunto che, stando alle indiscrezioni, si sarebbe esteso all’intero schieramento di governo, tornato a casa scontento.
La vicenda ha così riacceso, ancora una volta, il sempre delicato rapporto tra politica e servizio pubblico, con il governo pronto a interrogarsi sulle responsabilità della serata.
Il paradosso degli ascolti
A complicare il quadro c’è il dato sugli ascolti. La serata, infatti, è stata un autentico successo televisivo, con uno share del 16 per cento, ben oltre le previsioni della vigilia.
Da qui il paradosso: la Rai non può rivendicare appieno il risultato, vista la freddezza della premier, ma non può nemmeno chiamarsi del tutto fuori dalla questione. Una posizione scomoda, in cui diventa difficile distinguere chi ha prodotto i contenuti da chi si è limitato a trasmetterli.
Resta, alla fine, la fotografia di un appuntamento nato per celebrare l’unità del Paese e finito per alimentare l’ennesima polemica. La conferma di quanto, in Italia, persino un monologo possa trasformarsi in un caso politico destinato a far discutere a lungo.



