Francesca Albanese, si infiamma la polemica sulle dimissioni: cosa succede

Giovanni Poloni

13/02/2026

Parigi non è sola. Anche la Germania si è unita alla richiesta di dimissioni, definendo la posizione della relatrice «insostenibile».

Le critiche riguardano alcune dichiarazioni di Albanese sulla situazione a Gaza e sul conflitto israelo-palestinese, considerate da diversi governi europei incompatibili con il ruolo super partes richiesto a un esperto indipendente delle Nazioni Unite.

La posizione dell’Unione Europea

Nel briefing con la stampa, un portavoce della Commissione europea ha chiarito la linea di Bruxelles:

«Prendiamo atto delle richieste di alcuni Stati membri che chiedono le dimissioni della signora Albanese, ma la decisione sul suo futuro spetta all’Onu».

Il portavoce ha ribadito che l’Unione europea «condanna ogni forma di antisemitismo», richiamando anche le recenti dichiarazioni della presidente Ursula von der Leyen e dell’Alto rappresentante Kaja Kallas in occasione della Giornata internazionale della memoria dell’Olocausto.

Chi decide davvero sul futuro di Albanese

Francesca Albanese è una Special Rapporteur nominata dal Consiglio per i Diritti Umani delle Nazioni Unite. Questo significa che non risponde direttamente ai singoli governi, ma opera come esperta indipendente con mandato specifico.

Eventuali provvedimenti nei suoi confronti possono essere discussi solo nell’ambito del Consiglio per i Diritti Umani a Ginevra, dove la questione sarà portata formalmente il 23 febbraio.

Uno scontro politico che va oltre la persona

Il caso Albanese si inserisce in un clima internazionale estremamente teso sul conflitto mediorientale. Le sue relazioni e i suoi interventi hanno più volte parlato di possibili crimini gravi nei territori palestinesi, generando forti reazioni politiche.

Per i suoi sostenitori, Albanese sta svolgendo con coerenza il proprio mandato di monitoraggio dei diritti umani. Per i governi che ne chiedono la rimozione, le sue dichiarazioni sarebbero invece sbilanciate e incompatibili con l’incarico.

Lo scontro, ormai, non è più solo diplomatico. È diventato mediatico, politico e simbolico. E le parole «L’Inquisizione è tornata» segnano una ulteriore escalation nel confronto tra la relatrice Onu e alcuni governi europei.