Flop Italia, esplode il caso politico in Parlamento: Gravina nel mirino

Giovanni Poloni

01/04/2026

Dal canto suo, il presidente della FIGC ha escluso dimissioni nell’immediato. Ha riconosciuto il peso della responsabilità legata al ruolo, ma ha rimandato ogni decisione al Consiglio federale, che sarà chiamato a valutare la situazione nei prossimi giorni.

Un modo per raffreddare la pressione e riportare il confronto all’interno degli organi competenti, evitando scelte dettate dall’urgenza del momento.

Un fallimento che viene da lontano

Il dato più difficile da ignorare resta quello storico: l’Italia non gioca un Mondiale dal 2014. Per una nazionale abituata a essere protagonista, è un’assenza che pesa come un macigno.

Non è più possibile parlare di episodio o di sfortuna. Tre esclusioni consecutive raccontano un sistema che ha perso competitività e direzione.

Il bivio del calcio italiano

La questione che si apre ora è più ampia delle dimissioni di un singolo dirigente. Il calcio italiano è davanti a una scelta: limitarsi a cambiare i vertici oppure avviare una riforma profonda.

Settori giovanili, infrastrutture, gestione dei talenti, sostenibilità economica: sono questi i nodi che da anni restano irrisolti e che oggi presentano il conto.

Il rischio è che la pressione politica produca solo un cambio di facciata. L’opportunità, invece, sarebbe quella di trasformare la crisi in un punto di ripartenza.

Oltre la rabbia

La delusione dei tifosi è comprensibile, così come la durezza delle reazioni politiche. Ma la vera sfida sarà andare oltre la rabbia del momento.

Perché il problema non è soltanto perdere una qualificazione. È aver smesso, negli anni, di costruire le condizioni per vincerla.

E questa è una responsabilità che non può essere scaricata su una singola partita, né su un solo nome.