A raccontare la scoperta della malattia era stata lei stessa, in una delle interviste più intime rilasciate dopo la diagnosi. “Ero andata a ritirare i risultati delle analisi a seguito dell’intervento. Volevo chiedere se sarei potuta andare in vacanza, invece dopo tre giorni facevo già la prima seduta di chemioterapia: mi avevano trovato un tumore al pancreas”. Da quel momento Enrica Bonaccorti non aveva nascosto il suo dramma, ma aveva scelto di affrontarlo pubblicamente con lo stesso stile diretto, elegante e mai sopra le righe che aveva caratterizzato tutta la sua carriera.

Ed è proprio guardando al suo lungo percorso professionale che si misura il peso della perdita. Nata a Savona il 18 novembre 1949, Bonaccorti è stata attrice, autrice, conduttrice e volto familiare della televisione italiana, capace di attraversare epoche molto diverse del piccolo schermo senza mai sembrare fuori posto. Dopo gli inizi tra teatro, cinema e radio, arrivò la consacrazione televisiva: prima Il sesso forte nel 1978, poi il ruolo centrale a Italia sera, dove riuscì a imporsi come presenza autorevole, empatica e modernissima per il linguaggio dell’epoca.
La svolta definitiva arrivò però nella metà degli anni Ottanta, quando la Rai le affidò Pronto, chi gioca?, trasmissione simbolo del mezzogiorno televisivo di quel periodo. Fu lì che Enrica Bonaccorti divenne uno dei volti più popolari della tv generalista, grazie a una conduzione naturale, mai urlata, capace di tenere insieme ritmo, ironia e ascolto. Negli anni successivi passò a Fininvest, entrando in una nuova fase della sua carriera con programmi come Cari genitori e, soprattutto, con la prima edizione di Non è la Rai, che contribuì a lanciare nel 1991 prima di lasciare la trasmissione nella stagione successiva.


Negli anni Novanta e poi ancora nel nuovo millennio, Bonaccorti ha continuato a muoversi tra varietà, eventi televisivi, radio e presenze da opinionista, mantenendo sempre un rapporto saldo con il pubblico. Anche quando aveva ridotto la presenza continuativa in video, non era mai davvero uscita dall’immaginario collettivo italiano. Per questo la sua scomparsa non riguarda soltanto una stagione fortunata della televisione, ma un modo preciso di raccontarla: con intelligenza, misura e una familiarità che l’ha resa, per generazioni di spettatori, una presenza di casa.