“Festa nazionale e poi…” Le richieste dei musulmani italiani. Scoppia la polemica

Francesco Meletti

04/05/2026

Si accende il dibattito sul tema del riconoscimento delle festività religiose in Italia, dopo l’intervento del giornalista Gianluigi Paragone sulle richieste avanzate da rappresentanti della comunità islamica. Al centro della polemica, la proposta di riconoscere alcune ricorrenze legate all’Islam, tra cui il Ramadan, e di introdurre spazi e tempi dedicati alla preghiera nei luoghi di lavoro.

Secondo quanto riportato, il presidente dell’Ucoii avrebbe sottolineato la necessità di “intese collettive che riconoscano i giorni sacri ad Allah”, evidenziando come attualmente molti lavoratori musulmani siano costretti a utilizzare ferie o permessi per poter rispettare le proprie pratiche religiose. Tra le richieste avanzate anche quella di una pausa di circa 40 minuti per la preghiera del venerdì.

La posizione espressa da Paragone

Su questi temi è intervenuto con forza Gianluigi Paragone, che ha sollevato una dura polemica. Nel suo intervento, il giornalista ha criticato quella che considera una deriva pericolosa, parlando di richieste che rischierebbero di entrare in conflitto con le tradizioni e l’impianto culturale italiano.

Paragone ha evidenziato come il dibattito non riguardi soltanto la libertà religiosa, ma anche il rischio di una trasformazione del sistema normativo e sociale. In particolare, ha messo in discussione l’ipotesi di equiparare festività islamiche a quelle già riconosciute, sottolineando le possibili conseguenze sul piano politico e culturale.

Le richieste della comunità islamica

Dal canto loro, i rappresentanti della comunità islamica ribadiscono la necessità di un riconoscimento formale dei propri diritti religiosi. Tra le istanze principali emerge la volontà di vedere garantita la possibilità di praticare la fede senza dover ricorrere a soluzioni individuali, come ferie o permessi non retribuiti.

Secondo questa visione, si tratterebbe di un passo verso una maggiore integrazione e inclusione, in linea con quanto già avviene in altri Paesi europei, dove alcune pratiche religiose sono regolamentate attraverso accordi specifici.

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