L’attenzione sul delitto di Garlasco continua a restare altissima. A quasi vent’anni dall’omicidio di Chiara Poggi, ogni elemento torna a essere analizzato con estrema attenzione. Lo speciale di Quarto Grado, andato in onda il 25 giugno 2026, ha dedicato ampio spazio ai più recenti sviluppi della nuova inchiesta aperta dalla Procura di Pavia, soffermandosi in particolare sugli aspetti investigativi che potrebbero influenzare le prossime mosse degli inquirenti.
Tra i temi affrontati è tornato al centro del dibattito il materiale genetico rinvenuto sulla scena del delitto, considerato uno degli elementi più delicati dell’intera vicenda.
Il nodo del Dna
Secondo quanto illustrato nel corso della trasmissione, la Procura considera il Dna uno dei punti centrali della nuova indagine. Sotto le unghie di Chiara Poggi sarebbe stato individuato un aplotipo Y riconducibile alla linea maschile di Andrea Sempio, pur in presenza di altri profili genetici che gli investigatori ritengono necessario approfondire.
Si tratta di un elemento già richiamato nel maggio 2025 durante l’interrogatorio di Alberto Stasi e successivamente oggetto degli approfondimenti svolti nell’ambito dell’incidente probatorio dalla genetista incaricata dalla Procura.
Il particolare che riguarda Alberto Stasi
Nel finale dello speciale, il conduttore Gianluigi Nuzzi ha evidenziato un aspetto che continua a far discutere. Secondo quanto riferito, nel corso di un interrogatorio più recente Alberto Stasi avrebbe modificato un particolare del proprio racconto, sostenendo che la luce delle scale fosse accesa, diversamente da quanto dichiarato negli anni immediatamente successivi all’omicidio.
Questo cambio di versione ha riacceso il confronto tra chi ritiene che possa trattarsi di un’imprecisione dovuta allo stato di choc vissuto in quei momenti e chi, invece, considera la discrepanza un elemento che incide sull’attendibilità della ricostruzione.
Le domande ancora senza risposta
Tra gli interrogativi emersi durante la trasmissione c’è anche quello relativo alla luce delle scale. Se fosse stata realmente accesa, resta da chiarire chi possa aver azionato l’interruttore e se quell’elemento avrebbe potuto fornire ulteriori riscontri investigativi.
Secondo quanto ricostruito, i Ris effettuarono accertamenti sugli interruttori presenti nell’abitazione utilizzando la polvere dattiloscopica, ma senza individuare impronte utili né tracce di sangue. Un’assenza che continua ancora oggi ad alimentare dubbi e discussioni attorno a uno dei casi di cronaca nera più controversi della storia italiana.
La nuova inchiesta della Procura di Pavia prosegue con l’obiettivo di chiarire ogni aspetto ancora irrisolto, mentre il caso continua a dividere opinione pubblica ed esperti tra interpretazioni differenti e ipotesi investigative ancora aperte.





