Ci sono tre punti fondamentali che vanno chiariti e che emergono dall’inchiesta di Pulp Podcast fatta da @Ivan_Grieco:
1) Un/una giornalista de Il Fatto – invitata in Ucraina – conferma che non le è stato possibile scrivere ciò che voleva sul conflitto in Donbass e che è stata… pic.twitter.com/FQpfN8NcvJI PIÙ LETTI1I PIÙ LETTISondaggi, incubo Vannacci. Ora il centrodestra trema: i dati2I PIÙ LETTI“Possiamo rimanere senza”: l’allarme di Meloni sull’energia3I PIÙ LETTI“Divieto di espatrio” La guerra arriva davvero in Europa— Carlo Calenda (@CarloCalenda) April 3, 2026
Il leader di Azione, Carlo Calenda, ha richiamato Travaglio e Di Battista a chiarire tre punti cruciali emersi dall’inchiesta:
- La giornalista del Fatto, invitata in Ucraina, denuncia censura e mobbing sui contenuti pubblicati;
- Di Battista non ha risposto sulla ricezione di eventuali fondi dai russi;
- Verifica dei rapporti tra l’associazione di Di Battista e possibili influenze estere (anticipazione della seconda parte dell’inchiesta).
Calenda ha anche coinvolto La7, invitando il direttore Andrea Salerno a garantire trasparenza verso il pubblico e protezione da possibili infiltrazioni di propaganda.
Contesto europeo: il rischio disinformazione
Secondo i deputati di FdI, l’inchiesta evidenzierebbe la strategia della disinformazione russa in Europa, già documentata in Paesi come Moldova, Romania, Paesi Baltici e Nord Europa. Il ministro Crosetto aveva recentemente avvertito della necessità di vigilanza tramite un non-paper specifico. La vicenda italiana sarebbe un ulteriore campanello d’allarme.
L’inchiesta “Cremlino gate” resterà al centro dell’attenzione politica e giornalistica nei prossimi giorni. L’audizione dei vertici del Fatto Quotidiano, l’interrogazione parlamentare di FdI e le richieste di chiarimento di Calenda a La7 rappresentano i prossimi passaggi ufficiali per fare piena luce sulla vicenda e tutelare la sovranità informativa.



