Nelle settimane precedenti l’Italia aveva già vissuto momenti di tensione diretta con Israele: i mezzi italiani di Unifil in Libano erano stati colpiti, scatenando la reazione durissima della premier stessa, che aveva definito quegli attacchi “irresponsabili” e chiesto che cessassero immediatamente. Un governo che difende i propri soldati dagli attacchi israeliani in Libano difficilmente poteva, poche settimane dopo, rinnovare in automatico un accordo di cooperazione militare con Tel Aviv senza pagare un prezzo politico altissimo.
Cosa cambia e cosa no
La sospensione del rinnovo automatico non equivale a una rottura diplomatica con Israele. I rapporti bilaterali tra i due Paesi rimangono formalmente intatti. Quello che viene meno è il quadro giuridico che copriva automaticamente le collaborazioni militari e industriali: ogni futura cooperazione in quel settore dovrà essere gestita caso per caso, senza l’ombrello dell’accordo quadro. Un segnale politico forte, tecnicamente reversibile, ma difficile da ignorare nel contesto attuale.
Nei prossimi giorni il confronto si sposterà quasi certamente in sede europea, dove il tema dei rapporti con Israele resta uno dei più divisivi tra i governi dell’Unione. L’Italia, con questa mossa, si riposiziona. Ma per Schlein e l’opposizione, è solo il primo passo.
