Dalla polemica sportiva all’odio digitale il passo è stato brevissimo. Dopo Inter-Juve, la tensione per l’episodio che ha portato all’espulsione di Pierre Kalulu si è trasformata in una vera e propria ondata di minacce contro l’arbitro Federico La Penna. Non semplici critiche o contestazioni tecniche, ma messaggi espliciti di morte rivolti anche alla moglie e alle figlie del direttore di gara.
Le minacce sui social
Nelle ore successive al match, sui profili social dell’arbitro e in diverse chat sono comparsi messaggi inquietanti: «ti sparo», «ti ammazzo», fino a riferimenti all’indirizzo di casa con frasi come «sappiamo dove abiti». Un’escalation che ha superato il confine della polemica sportiva per entrare nel terreno penale.
L’episodio arbitrale contestato riguarda il secondo cartellino giallo a Kalulu, assegnato dopo un contatto con Alessandro Bastoni. La simulazione del difensore nerazzurro è stata poi ammessa anche dal designatore arbitrale, ma la rabbia di una parte dei tifosi si è riversata in rete con toni intimidatori.
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Denuncia alla Polizia Postale
Federico La Penna, 42 anni, arbitro di Serie A e avvocato nella vita professionale, ha deciso di non restare in silenzio. Ha raccolto screenshot, chat, commenti e profili ritenuti minatori, predisponendo una denuncia formale alla Polizia Postale.
Il materiale è stato consegnato al Centro operativo per la sicurezza cibernetica del Lazio, che sta lavorando per identificare gli autori dei messaggi. L’ipotesi di reato è quella di minacce aggravate, con possibili ulteriori contestazioni legate alla diffusione di dati personali.
La Procura pronta ad aprire un fascicolo
La Procura di Roma, coordinata dal procuratore aggiunto Sergio Colaiocco, è pronta ad aprire un fascicolo d’indagine. L’obiettivo è risalire agli autori delle intimidazioni, spesso nascosti dietro profili anonimi o account fake.
L’episodio riaccende il dibattito sulla violenza verbale nel calcio italiano e sull’uso distorto dei social network. Negli ultimi anni non sono mancati casi simili, ma quando le minacce coinvolgono anche i familiari di un arbitro il livello di allarme si alza inevitabilmente.
Dal campo al tribunale
Un errore arbitrale – ammesso e discusso – resta parte del gioco. Le minacce di morte no. La vicenda ora si sposta dal terreno del Meazza alle aule giudiziarie, con un’indagine che potrebbe portare a conseguenze penali per chi ha oltrepassato il limite.
Il calcio, ancora una volta, si trova davanti allo specchio dei propri eccessi. E la risposta, stavolta, passerà anche dai codici di legge.



