La morte di Mattia si inserisce in un quadro che le statistiche conoscono bene ma che la politica fatica ancora ad affrontare con la necessaria determinazione. Gli incidenti stradali notturni restano una delle principali cause di morte tra i giovani in Italia. Le strade urbane di notte diventano spesso più pericolose: scarsa illuminazione, velocità non adeguata, distrazione alla guida sono fattori che si sommano con effetti devastanti.



Un pedone che attraversa la strada di notte è tra i soggetti più vulnerabili dell’intero sistema della mobilità. Non ha protezioni, non ha strutture attorno a sé. Ha solo i propri piedi e la speranza che chi guida lo veda in tempo. Nel caso di Mattia, non è andata così.
Ogni volta che una storia come questa arriva alle cronache si riapre per qualche ora il dibattito sulla sicurezza stradale, sui controlli notturni, sulla necessità di proteggere meglio i pedoni nelle aree urbane periferiche. Poi arriva il silenzio. E la prossima tragedia è già dietro l’angolo. Mattia Rizzetti aveva 16 anni, un pallone tra i piedi e tutta la vita davanti. Merita che questa volta quel silenzio arrivi un po’ più tardi.
