Banchi a rotelle, si scopre la verità: follia!

Francesco Meletti

30/04/2026

Tra le eredità più discusse della gestione emergenziale in Italia c’è l’acquisto dei banchi a rotelle. Presentati come una soluzione innovativa per garantire il distanziamento sociale e favorire una didattica più moderna, questi arredi si sono trasformati nel tempo in uno dei simboli più controversi di quel periodo. A distanza di anni, infatti, il progetto appare lontano dalle aspettative iniziali, lasciando spazio a interrogativi sull’efficacia e sulla gestione delle risorse pubbliche.

Il costo complessivo dell’operazione ha superato i 320 milioni di euro, inserendosi nel più ampio contesto delle spese legate all’emergenza sanitaria, che in Italia hanno superato i 250 miliardi. Tuttavia, la fornitura non è mai stata completata: sono arrivati meno di 450 mila banchi rispetto alle previsioni iniziali e una parte di questi è stata successivamente ritirata perché ritenuta non conforme o difficilmente utilizzabile negli spazi scolastici.

Con il ritorno progressivo alla normalità, molti istituti hanno abbandonato l’utilizzo di questi strumenti. In diverse scuole italiane, da nord a sud, i banchi a rotelle sono stati accantonati in magazzini, depositi e cantine, oppure lasciati all’esterno degli edifici, esposti alle intemperie. In altri casi, sono stati utilizzati solo parzialmente o sostituiti con arredi tradizionali ritenuti più funzionali alla didattica quotidiana.

Le criticità emerse riguardano diversi aspetti: dalle dimensioni non sempre compatibili con le aule, alla difficoltà di mantenere ordine e stabilità durante le lezioni, fino ai problemi legati alla manutenzione. Molti dirigenti scolastici e insegnanti hanno segnalato come l’uso quotidiano di questi banchi risultasse poco pratico, soprattutto nelle classi più numerose.

La svendita simbolica nel territorio padovano

Un caso emblematico arriva dalla provincia di Padova, dove per liberare spazio nei depositi è stata avviata una vendita simbolica: 600 banchi ceduti a un euro ciascuno. Il comune di Bagnoli di Sopra ne ha acquistati cento, destinandoli alla realizzazione di una sala conferenze, con una spesa complessiva di appena cento euro.

Il dato colpisce soprattutto se confrontato con il costo originario: quegli stessi arredi erano stati pagati dallo Stato circa 15.000 euro. Il divario tra investimento iniziale e valore attuale evidenzia in modo evidente l’impatto economico dell’operazione e le difficoltà nel recuperare parte della spesa sostenuta.

Un dibattito ancora aperto

La vicenda dei banchi a rotelle continua ad alimentare il dibattito pubblico. Da una parte c’è chi sottolinea il contesto straordinario in cui furono prese le decisioni, caratterizzato dall’urgenza di garantire la ripresa delle attività scolastiche in sicurezza. Dall’altra, emergono critiche legate alla gestione dell’investimento e alla reale utilità degli strumenti acquistati.

Il tema si inserisce in una riflessione più ampia sull’utilizzo delle risorse pubbliche durante le emergenze, quando la rapidità delle scelte può entrare in tensione con la loro efficacia nel lungo periodo. La storia dei banchi a rotelle rappresenta così un caso emblematico di come interventi pensati per rispondere a una situazione eccezionale possano produrre effetti controversi una volta superata la fase critica.

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