Un’inchiesta della Direzione Distrettuale Antimafia di Messina ha portato agli arresti domiciliari il sindaco di Spadafora, Lillo Pistone, accusato di scambio elettorale politico-mafioso e corruzione elettorale aggravata dal metodo mafioso. Il provvedimento è stato eseguito dai carabinieri di Milazzo e coinvolge anche due fratelli di 75 e 71 anni, ritenuti dagli investigatori vicini alla famiglia mafiosa dei Barcellonesi.
Secondo la ricostruzione degli inquirenti, alla base della vicenda ci sarebbe un presunto accordo siglato in vista delle elezioni amministrative del giugno 2024. In cambio di sostegno elettorale e voti raccolti sul territorio, il futuro sindaco avrebbe garantito una serie di favori e agevolazioni una volta conquistata la guida del Comune.
Il presunto patto prima delle elezioni
L’indagine è nata nell’aprile del 2024 da una denuncia che ha spinto gli investigatori ad approfondire le dinamiche della campagna elettorale a Spadafora. Secondo l’accusa, i due fratelli arrestati avrebbero utilizzato il proprio peso sul territorio e la presunta vicinanza agli ambienti mafiosi per orientare il consenso a favore di Pistone.
Una volta eletto sindaco, l’amministratore avrebbe ricambiato il sostegno ricevuto attraverso una serie di atti amministrativi favorevoli agli interessi dei suoi presunti sostenitori.
Parcheggi, sgravi fiscali e pratiche agevolate
Tra i benefici contestati figurano l’assegnazione di aree di parcheggio pubblico a servizio esclusivo di immobili privati riconducibili agli indagati, oltre a presunte agevolazioni fiscali e riduzioni di imposte comunali.
Le indagini fanno riferimento anche a pratiche amministrative accelerate per immobili sottoposti a sequestro e a cambi di destinazione d’uso che avrebbero favorito interessi privati. Tutti elementi che, secondo la Procura, rappresenterebbero la contropartita del sostegno elettorale ricevuto durante la campagna per le amministrazioni comunali.
L’altro filone: presunte irregolarità ai seggi
L’inchiesta comprende inoltre un secondo filone investigativo che coinvolge una donna di 51 anni, insegnante e segretaria di seggio durante le elezioni del giugno 2024.
Secondo gli investigatori, la donna avrebbe violato i doveri legati al proprio incarico controllando il voto di alcuni elettori anziani o con disabilità e comunicando informazioni sull’andamento delle preferenze. Le accuse comprendono anche presunte alterazioni di schede elettorali che sarebbero state modificate per attribuire voti al candidato sostenuto.
Le presunte ricompense
In cambio della collaborazione, sempre secondo l’ipotesi accusatoria, la segretaria di seggio avrebbe ottenuto un incarico di collaborazione volontaria nell’ambito delle attività scolastiche comunali.
Gli inquirenti contestano inoltre l’ammissione di un familiare della donna a un progetto di servizio civile presso la Pro Loco di Spadafora, circostanza che viene ritenuta parte del sistema di favori al centro dell’indagine.
L’inchiesta della Direzione Distrettuale Antimafia prosegue e sarà ora il giudice a valutare le responsabilità degli indagati. Le accuse restano tutte da dimostrare nel corso del procedimento giudiziario.





