La nascita del nuovo soggetto politico di Roberto Vannacci si complica prima ancora di prendere forma. Il nome scelto dal generale per il suo partito, “Futuro Nazionale”, non è infatti disponibile: risulta regolarmente registrato dal 2011 presso l’Ufficio brevetti e marchi del ministero delle Imprese.
Un dettaglio tutt’altro che marginale, che obbliga Vannacci a fermarsi o a cambiare strategia, proprio mentre cerca di strutturare la sua uscita dalla Lega e costruire un’identità autonoma sul piano politico e simbolico.
Il marchio registrato nel 2011 da un ex esponente M5s
A depositare il marchio fu Riccardo Mercante, promotore finanziario di Giulianova, che presentò la domanda nel settembre 2010 ottenendo la registrazione definitiva nel febbraio 2011. Qualche anno dopo Mercante venne eletto con il Movimento 5 Stelle al Consiglio regionale dell’Abruzzo, dove ricoprì anche il ruolo di capogruppo.
Il marchio, quindi, non è mai decaduto ed è rimasto formalmente valido. Dopo la morte di Mercante, avvenuta in seguito a un incidente stradale, il nome è entrato nella successione ereditaria ed è oggi intestato alla compagna e ai figli.
Il deposito di Vannacci e lo stop inevitabile
Il generale aveva depositato il nome Futuro Nazionale lo scorso 24 gennaio presso l’ufficio europeo dei brevetti, ma la procedura non può andare a buon fine: la titolarità del marchio è già attribuita ad altri. Senza un accordo con gli eredi, l’uso del nome è di fatto precluso.
Restano due strade: ottenere il consenso della famiglia Mercante, eventualmente attraverso un accordo economico, oppure scegliere una nuova denominazione per il partito.
Non è l’unico problema legale
La questione del nome si aggiunge a un altro fronte aperto. Nei giorni scorsi Francesco Giubilei ha inviato una diffida sostenendo che il simbolo scelto da Vannacci sarebbe troppo simile a quello di Nazione Futura, associazione da lui fondata.
Un doppio inciampo che rallenta il progetto politico del generale proprio nella fase più delicata: quella della definizione dell’identità, del brand e della riconoscibilità elettorale.
Le risorse economiche non mancano
Dal punto di vista finanziario, Vannacci non sembra avere problemi. Grazie al successo editoriale de Il mondo al contrario, il generale ha dichiarato introiti per circa un milione di euro tra il 2023 e il 2024, indicati come diritti d’autore.
Al reddito editoriale si aggiunge un patrimonio immobiliare significativo tra Viareggio e la Sardegna, in parte ereditato e in parte acquistato negli anni. Risorse che potrebbero rendere sostenibile anche un eventuale acquisto del marchio, se la trattativa dovesse aprirsi.
Un ostacolo politico prima ancora che burocratico
Il nodo del nome non è solo una questione tecnica. In politica, la denominazione di un partito è identità, messaggio, collocazione. Essere costretti a cambiarla significa ripensare l’intero progetto comunicativo.
Per Vannacci, che punta molto sulla riconoscibilità e sulla narrazione personale, l’incidente su Futuro Nazionale rappresenta il primo vero banco di prova della sua avventura fuori dalla Lega.