Salvini, la rivolta interna prende forma: nasce il comitato per sfidarlo

Francesco Meletti

01/09/2026

Le tensioni che attraversano la Lega non sembrano più riconducibili alle iniziative isolate di pochi esponenti. Il malcontento maturato soprattutto nelle regioni settentrionali sta assumendo una forma organizzata e potrebbe presto trasformarsi in una vera battaglia politica. Al centro del confronto ci sono la leadership di Matteo Salvini, il ruolo dei territori e il futuro di un partito che una parte della base vorrebbe riportare alle proprie origini.

Secondo quanto riportato da Sky Tg24, sta infatti nascendo il Comitato per il Congresso federale. L’obiettivo dichiarato è spingere Igor Iezzi, commissario federale e uomo vicino a Salvini, a convocare il congresso della Lega Nord per l’Indipendenza della Padania. Un appuntamento che manca dal 2017 e che gli organizzatori considerano indispensabile per restituire agli iscritti la possibilità di decidere la linea e gli equilibri interni. Iezzi risulta tuttora commissario federale della Lega Nord, mentre Umberto Bossi ne è indicato come presidente federale sul sito ufficiale del movimento.

L’iniziativa, almeno nelle intenzioni dei promotori, non avrebbe solamente un significato nostalgico. Il progetto sarebbe quello di riattivare una struttura politica rimasta formalmente esistente, ma congelata dopo la vicenda della restituzione dei 49 milioni di euro. La Lega Nord fondata da Bossi e la Lega per Salvini premier sono infatti due soggetti distinti: è nella seconda che oggi militano i parlamentari e i principali dirigenti del Carroccio.

Proprio questa distinzione potrebbe aprire uno scenario completamente nuovo. Se la vecchia Lega Nord tornasse pienamente operativa e nelle condizioni di presentarsi alle elezioni politiche, potrebbe diventare il punto di raccolta di quanti contestano l’attuale linea salviniana. L’obiettivo non sarebbe quindi soltanto ottenere un congresso, ma predisporre un’alternativa politica già organizzata qualora il confronto con il segretario non producesse il cambiamento richiesto.

Le pressioni più forti arrivano dalla Lombardia, dove da settimane si chiede una gestione più collegiale e un maggiore coinvolgimento degli amministratori locali. Attilio Fontana e Massimiliano Romeo hanno sollecitato una soluzione prima del raduno di Pontida. Le contestazioni riguardano soprattutto lo spostamento della Lega verso una dimensione nazionale e una linea ritenuta troppo lontana dalle esigenze storiche delle regioni settentrionali. Le tensioni e la richiesta di una svolta sono state confermate anche da Rai News.

È a questo punto che il confronto investe direttamente la posizione di Matteo Salvini. Una parte dell’area nordista sarebbe arrivata a considerare anche un suo passo di lato, ipotesi che il segretario ha ripetutamente respinto. Salvini non sembra intenzionato a lasciare la guida del partito, ma avrebbe manifestato disponibilità verso una maggiore condivisione delle responsabilità. Per l’8 e il 9 settembre ha quindi convocato a Roma una riunione preparatoria in vista di Pontida, durante la quale discutere contenuti, organizzazione e prospettive politiche.

Dietro la possibile seconda stagione della Lega Nord potrebbero comparire alcuni dei nomi più influenti del movimento. Oltre a Fontana e Romeo, vengono indicati Massimiliano Fedriga, Luca Zaia e Riccardo Molinari. Resta poi l’incognita rappresentata da Giancarlo Giorgetti: un suo eventuale schieramento avrebbe un peso decisivo, non soltanto sul piano degli equilibri interni, ma anche su quello dell’autorevolezza e della credibilità istituzionale del progetto. Al momento, tuttavia, si tratta di uno scenario politico e non di adesioni formalmente annunciate.

Il primo passo del comitato sarà chiedere a Iezzi il rispetto delle disposizioni statutarie e la convocazione del congresso federale. Gli organizzatori sarebbero pronti a ricorrere anche alle vie legali e, se necessario, a valutare una class action. La richiesta punta a riaprire un processo democratico interno rimasto fermo per nove anni e a verificare quale orientamento prevalga realmente tra gli iscritti della vecchia struttura.

La partita decisiva si giocherà però a Pontida. Il tradizionale raduno potrebbe trasformarsi da momento identitario a resa dei conti tra la linea di Salvini e quella dei dirigenti che chiedono un ritorno alle autonomie e al radicamento territoriale. Il comitato rappresenta il segnale più concreto di una frattura che, dopo settimane di indiscrezioni e richieste di cambiamento, rischia ora di ridisegnare gli equilibri dell’intero Carroccio.