Prezzi carburanti, ecco quali sono i paesi più cari d’Europa

Giovanni Poloni

25/08/2026

La corsa dei carburanti sta ridisegnando la classifica europea, con differenze molto ampie tra un Paese e l’altro e un diesel che, nella quasi totalità dell’Unione, ha ormai superato la benzina. Le rilevazioni omogenee più recenti, aggiornate al 20 agosto e analizzate dal Centro studi di Unimpresa, mostrano un mercato nel quale il prezzo alla pompa può cambiare di oltre un euro al litro attraversando i confini dell’Ue.

In cima alla graduatoria si conferma la Danimarca, dove un litro di benzina Euro 95 costa 2,445 euro, mentre il diesel si attesta a 2,250 euro. È uno dei soli due Paesi europei, insieme a Malta, nei quali la benzina continua a essere più cara del gasolio. Subito dopo si collocano i Paesi Bassi, con la benzina a 2,329 euro e il diesel a 2,383 euro: proprio quello olandese è il prezzo più elevato registrato per il gasolio nell’intera Ue a 27.

Tra i mercati più costosi figurano anche la Germania, dove benzina e diesel raggiungono rispettivamente 2,239 e 2,266 euro al litro, e la Finlandia, con 2,140 euro per la benzina e 2,318 euro per il gasolio. A completare il gruppo dei cinque Paesi con i listini più alti è la Francia, dove i due carburanti costano rispettivamente 2,038 e 2,199 euro. Numeri che mostrano come l’aumento del diesel non rappresenti un fenomeno esclusivamente italiano, ma una tendenza diffusa in gran parte del continente.

All’estremo opposto della classifica si trova Malta, che conserva i carburanti meno costosi d’Europa: 1,340 euro al litro per la benzina e 1,210 euro per il diesel. Prezzi relativamente contenuti vengono registrati anche in Svezia, con 1,408 e 1,780 euro, in Polonia, con 1,481 e 1,686 euro, e in Bulgaria, dove benzina e gasolio si fermano rispettivamente a 1,535 e 1,768 euro al litro.

La distanza tra i due estremi della graduatoria è considerevole. Per la benzina si passa dagli 1,340 euro di Malta ai 2,445 euro della Danimarca, con una differenza di 1,105 euro al litro. Su un pieno da 50 litri, questo divario si traduce in una spesa superiore di oltre 55 euro. Per il diesel la forbice va dagli 1,210 euro di Malta ai 2,383 euro dei Paesi Bassi, superando anche in questo caso un euro al litro.

L’Italia si posiziona al settimo posto su 27 sia per la benzina sia per il diesel. Al 20 agosto, il prezzo rilevato era di 1,988 euro al litro per la verde e di 2,079 euro per il gasolio. Si tratta di circa 45 centesimi in meno rispetto alla benzina danese, ma di valori comunque superiori alla media europea per entrambi i prodotti. Il quadro interno ha poi registrato un ulteriore peggioramento nei giorni successivi.

Secondo i dati del Ministero delle Imprese e del Made in Italy, il 24 agosto la benzina in modalità self-service ha infatti superato la soglia dei 2 euro al litro per la prima volta dal 25 giugno. Il diesel è arrivato invece a 2,128 euro, collocandosi quasi 12 centesimi sopra la benzina. Questa inversione non sarebbe stata provocata da un nuovo aumento della fiscalità italiana, rimasta stabile, ma dalle tensioni che interessano le forniture mondiali di prodotto diesel.

Il sorpasso del gasolio sulla benzina rappresenta ormai la regola nell’Unione. In 25 dei 27 Stati membri il diesel risulta più costoso, mentre le sole eccezioni sono Danimarca e Malta. È un capovolgimento rispetto al passato, quando il gasolio era generalmente più conveniente, determinato soprattutto dalla minore disponibilità del prodotto raffinato e dalle tensioni che continuano a condizionare le catene di approvvigionamento internazionali.

La parte centrale della questione, tuttavia, emerge analizzando la composizione del prezzo finale. Il costo del prodotto raffinato, che rappresenta indicativamente il 30-35% della cifra pagata alla pompa, è sostanzialmente omogeneo all’interno del mercato unico. Le differenze più significative dipendono quindi dalle altre due componenti: l’accisa, applicata in misura fissa su ogni litro, e l’Iva, calcolata anche sull’imposta precedente.

Nel complesso, accise e Iva possono rappresentare dal 40% al 65% del prezzo pagato dagli automobilisti. Il peso fiscale risulta relativamente più contenuto in Paesi come Lussemburgo e Bulgaria, mentre raggiunge livelli particolarmente elevati nei Paesi Bassi e in Finlandia. La direttiva Ue stabilisce un’accisa minima di 0,359 euro al litro sulla benzina e di 0,330 euro sul diesel, soglie che soltanto Malta applica esattamente.

È proprio su questo terreno che la posizione italiana diventa più problematica. L’Italia applica sul diesel un’accisa di 0,632 euro al litro, la più alta dell’intera Unione europea, davanti all’Irlanda, ferma a 0,616 euro. Nel confronto viene citato anche il Regno Unito, oggi esterno all’Ue, con un’accisa di 0,608 euro. Sul versante della benzina, invece, l’Italia è terza con 0,713 euro al litro, dietro ai Paesi Bassi, che raggiungono il primato assoluto con 0,845 euro, e alla Danimarca, con 0,717 euro.

I livelli più bassi restano quelli di Malta, con accise pari a 0,359 euro per la benzina e 0,330 euro per il diesel, e della Bulgaria, dove vengono applicati rispettivamente 0,363 e 0,330 euro. La media dell’Unione si colloca a 0,570 euro al litro per la benzina e a 0,468 euro per il gasolio. Rispetto a questi valori, l’Italia si trova circa il 25% sopra la media sulla benzina e il 35% sopra sul diesel.

All’accisa si aggiunge poi l’Iva, che nei Paesi dell’Unione varia dal 17% del Lussemburgo al 27% dell’Ungheria. L’aliquota italiana del 22% è sostanzialmente in linea con la mediana europea. Danimarca, Croazia, Finlandia e Svezia applicano invece percentuali comprese tra il 24% e il 26%, introducendo un ulteriore elemento di rincaro in mercati che, in alcuni casi, presentano già accise particolarmente elevate.

L’incrocio tra i prezzi finali e il peso delle imposte chiarisce quindi perché l’Italia occupi stabilmente la settima posizione nella graduatoria europea. Il risultato non è legato soltanto alle oscillazioni del petrolio o del prodotto raffinato, ma deriva in larga misura da decisioni fiscali interne consolidate nel tempo. Il caso più evidente è quello del diesel, sul quale grava l’accisa più alta dell’Ue: un fattore strutturale che incide in modo permanente sui costi sostenuti dal trasporto merci e dalla logistica.

Danimarca e Paesi Bassi raggiungono prezzi finali analoghi o superiori a quelli italiani attraverso combinazioni differenti di accise e Iva, spesso collegate a politiche ambientali dichiarate. L’Italia, invece, arriva ai livelli attuali soprattutto per effetto della tassazione storicamente applicata al gasolio. L’aumento del diesel rischia così di trasferirsi dai distributori all’intera filiera, incidendo sui costi delle imprese e, successivamente, sui prezzi dei beni destinati ai consumatori.

A sottolineare le conseguenze per il sistema produttivo è il vicepresidente di Unimpresa, Giuseppe Spadafora: “I numeri del bollettino petrolifero europeo dimostrano ancora una volta che le imprese italiane, in particolare quelle del trasporto merci e della logistica, competono su un terreno reso più difficile dal peso della fiscalità energetica nazionale rispetto a molti partner Ue. Non è il mercato internazionale del greggio a penalizzarci, perché quello è identico per tutti gli Stati membri, ma le scelte di politica fiscale interna. Per questo continuiamo a chiedere un intervento strutturale sulle accise, mirato a sostenere le pmi più esposte ai costi di trasporto, prima che l’aumento del prezzo del diesel si scarichi sull’intera filiera produttiva”, commenta Spadafora.