L’EBU ha pubblicato le nuove linee guida contro la sessualizzazione delle atlete. Da oggi i cameraman sapranno finalmente dove non puntare l’obiettivo. L’umanità può dormire sonni tranquilli.
Finalmente. Dopo secoli di barbarie televisiva, l’Unione Europea di Radiodiffusione ha trovato la soluzione al problema che teneva svegli i filosofi del nostro tempo: dove mettere la telecamera durante i cento metri piani femminili.
La risposta, contenuta in un documento elaborato con European Athletics e sostenuto da atleti olimpici di primo livello, è di una semplicità disarmante: non inquadrare le atlete dal basso. Non avvicinarsi troppo sulla linea di partenza. Evitare i primi piani nei momenti di stanchezza. In sostanza, riprendere una gara di atletica come se fosse una gara di atletica.
Leggi anche:Lutto nel calcio, morto a 38 anni l’arbitro escluso dai Mondiali 2026
Leggi anche:Italia, cambia tutto per la panchina: spunta il nome top
Leggi anche:Sinner trionfa a Wimbledon, il silenzio di Alcaraz fa discutere
Che ci volesse un gruppo di lavoro internazionale, la benedizione di due campionesse olimpiche, un comunicato stampa trilingue e probabilmente qualche convegno finanziato con fondi europei per arrivare a questa conclusione, è un dettaglio che non deve scoraggiare nessuno.
Glen Killane, direttore esecutivo di EBU Sport, ha spiegato che «lo sport femminile merita di essere visto, trasmesso e valorizzato su un piano di parità». Nessuno potrebbe essere in disaccordo. Il punto è che per trasformare questo principio in realtà è bastato dire ai cameraman di non riprendere le atlete dall’altezza delle ginocchia. Una rivoluzione copernicana che Shakespeare avrebbe faticato a immaginare.
Il presidente di European Athletics Dobromir Karamarinov ha invece inquadrato tutto nell’ambito del programma Race for Respect, che «garantisce che lo sport venga presentato rispettando tutti gli atleti indipendentemente dal genere, dalla razza, dalla religione, dall’orientamento sessuale o dal contesto socioeconomico». Una frase che copre praticamente ogni categoria umana esistente, lasciando aperta solo la questione dei marziani, probabilmente oggetto di un documento successivo.
La saltatrice con l’asta Holly Bradshaw e la saltatrice in lungo Ivana Španović hanno dato il loro sostegno all’iniziativa. Che due atlete di livello mondiale debbano prestare il proprio nome a una campagna per convincere i broadcaster europei a non inquadrarle in modo degradante durante le competizioni è, a ben guardare, la notizia più sconfortante dell’intera vicenda. Ma questo è un pensiero complicato, e i comunicati stampa non amano i pensieri complicati.
Resta una domanda aperta: cosa succede adesso allo sport maschile? I cameraman che per decenni hanno inquadrato i centometristi uomini dall’altezza del bacino durante i preparativi sui blocchi di partenza saranno perseguiti retroattivamente? Esiste un archivio di riprese da rivalutare? Si istituirà una commissione?
Per ora non è dato sapere. Il documento non affronta il tema. Forse è previsto per la prossima stagione televisiva.
Nel frattempo, regolatevi.




