La Corte d’Appello di Bologna ha ribaltato la decisione di primo grado e ha stabilito che sette dipendenti amministrative dell’Ausl di Reggio Emilia, sospese dal lavoro e senza stipendio durante il periodo dell’obbligo vaccinale anti-Covid, dovranno ricevere le retribuzioni maturate nei mesi di sospensione, oltre ai contributi previdenziali non versati.
La vicenda riguarda lavoratrici impiegate esclusivamente in uffici amministrativi, senza contatti con il pubblico e senza svolgere attività sanitarie. La sentenza rappresenta un’importante svolta giudiziaria e potrebbe avere effetti anche su altri casi analoghi.
La sentenza della Corte d’Appello
Il provvedimento riforma la decisione emessa dal Tribunale di Reggio Emilia nel 2025 e accoglie il ricorso presentato dalle dipendenti. Secondo i giudici, i provvedimenti di sospensione adottati nei loro confronti sono stati ritenuti illegittimi.
Leggi anche:Avvelenate con la ricina, verdetto choc dell’autopsia: “Caso unico al mondo”
Leggi anche:Lite familiare finisce in tragedia: dramma all’alba in Italia
Leggi anche:Caso ricina, la svolta nelle indagini: i sospetti si concentrano su una persona
Le sette lavoratrici avevano infatti prestato servizio in uffici esclusivamente amministrativi, in una struttura dove erano presenti soltanto alcuni ambulatori e senza essere direttamente coinvolte nello svolgimento di prestazioni sanitarie o sociosanitarie.
L’interpretazione adottata dall’Azienda sanitaria, che aveva esteso l’obbligo vaccinale a tutto il personale presente nella struttura, non è stata condivisa dalla Corte d’Appello, che si è uniformata ai principi già espressi dalla Corte di Cassazione in una precedente pronuncia riguardante un caso analogo.
Gli stipendi dovranno essere restituiti
In base alla decisione, l’Ausl dovrà corrispondere alle sette dipendenti tutte le retribuzioni maturate durante il periodo di sospensione, oltre agli accessori di legge e ai contributi previdenziali. L’azienda sanitaria è stata inoltre condannata a sostenere una parte delle spese legali del procedimento.
Diversa, invece, la posizione di un’ottava lavoratrice, che non aveva presentato ricorso e per la quale la decisione precedente è rimasta invariata.
Una decisione che potrebbe aprire nuovi ricorsi
Secondo la legale che ha assistito le dipendenti, la pronuncia potrebbe rappresentare un precedente importante anche per altri lavoratori che si sono trovati in situazioni analoghe durante il periodo dell’obbligo vaccinale e che finora avevano rinunciato ad avviare un’azione giudiziaria.
L’Azienda Usl di Reggio Emilia ha fatto sapere che valuterà le motivazioni della sentenza una volta pubblicate integralmente e non esclude la possibilità di ricorrere ulteriormente nelle sedi competenti.
La vicenda riporta al centro dell’attenzione il tema delle sospensioni disposte durante l’emergenza sanitaria e delle diverse interpretazioni giuridiche sull’applicazione dell’obbligo vaccinale al personale amministrativo impiegato all’interno delle strutture sanitarie.
Fonte: il Resto del Carlino.



