Fiorello: “Faccio io il ministro del turismo”. La gag del comico è irresistibile

Francesco Meletti

27/03/2026

Quando la politica attraversa momenti di incertezza, c’è chi prova a spiegarla e chi, come Rosario Fiorello, riesce a raccontarla meglio di chiunque altro… facendo ridere. Durante l’ultima puntata de La Pennicanza, lo showman siciliano ha trasformato le recenti turbolenze nel governo in un monologo satirico tanto leggero quanto incisivo.

Al centro della scena, le dimissioni di Daniela Santanché e la decisione della premier Giorgia Meloni di assumere l’interim del Ministero del Turismo. Un vuoto istituzionale che, nella lente ironica di Fiorello, diventa subito un’opportunità. Non per un politico, ma per lui stesso.

“Chiamatemi, io lo faccio subito”: la candidatura ironica

È proprio da qui che nasce la gag più riuscita della puntata: l’autocandidatura di Fiorello a Ministro del Turismo. Una provocazione costruita però su un elemento reale, ovvero il suo passato professionale nel settore turistico, quando muoveva i primi passi nei villaggi vacanze.

Con il suo stile inconfondibile, Fiorello ha dichiarato:

«Il posto ora è vacante. Se mi chiamassero, io lo farei! Io ne capisco di turismo, conosco i problemi dei lavoratori del settore, le loro problematiche. Ho fatto tutti i mestieri del turismo, dal primo gradino della scala fino ad arrivare in cima. Chiamatemi, io ci metto un attimo a lasciare la Pennicanza! Mi basterebbe anche solo andare da Mattarella a giurare, poi! E lo farei cantando “E adesso giuro, giuro”.»

Una battuta che funziona perché mescola autobiografia e parodia istituzionale, trasformando il rito solenne del giuramento al Quirinale in uno sketch musicale degno del miglior varietà.

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Satira e realtà: quando la risata centra il punto

Dietro la leggerezza, però, il monologo colpisce un nervo scoperto: la sensazione di precarietà e continua ridefinizione degli equilibri politici. Fiorello allarga infatti lo sguardo oltre il turismo, evocando un clima generale di instabilità tra uscite di scena e tensioni nei palazzi del potere.

Con l’aiuto di Fabrizio Biggio, lo showman costruisce una narrazione paradossale ma familiare, in cui la politica sembra quasi seguire le logiche dello spettacolo, tra colpi di scena e cambi di ruolo improvvisi.

Non manca neppure una frecciata alla stessa Meloni, “avvertita” ironicamente di non sottovalutare quelli che Fiorello ribattezza gli “Avengers della sinistra”, una coalizione immaginaria tanto improbabile quanto efficace dal punto di vista comico.

Dalla politica alla Rai: le tensioni diventano sketch

Il bersaglio della satira si sposta poi sulla televisione pubblica, dove Fiorello ironizza sulle tensioni interne tra conduttori e programmi. In particolare, lo scontro a distanza tra Bruno Vespa e Milo Infante diventa il pretesto per raccontare, con toni grotteschi, la guerra per gli ascolti e per gli spazi di palinsesto.

Ne viene fuori un quadro surreale ma credibile, in cui anche pochi minuti di trasmissione possono trasformarsi in terreno di scontro, quasi fosse una questione personale.

La forza della satira in tempi complessi

Ancora una volta, Fiorello dimostra come la satira riesca a fare ciò che spesso sfugge al dibattito politico: semplificare senza banalizzare. Attraverso il paradosso e l’ironia, riesce a restituire al pubblico una fotografia chiara – e per certi versi impietosa – del momento attuale.

Ed è proprio questa la forza de La Pennicanza: trasformare l’attualità in racconto, alleggerendo il peso delle notizie senza mai perdere il contatto con la realtà. Anche quando, tra una battuta e l’altra, qualcuno finisce davvero per chiedersi se, in fondo, Fiorello ministro non sarebbe poi così improbabile.