Quando la politica attraversa momenti di incertezza, c’è chi prova a spiegarla e chi, come Rosario Fiorello, riesce a raccontarla meglio di chiunque altro… facendo ridere. Durante l’ultima puntata de La Pennicanza, lo showman siciliano ha trasformato le recenti turbolenze nel governo in un monologo satirico tanto leggero quanto incisivo.
Al centro della scena, le dimissioni di Daniela Santanché e la decisione della premier Giorgia Meloni di assumere l’interim del Ministero del Turismo. Un vuoto istituzionale che, nella lente ironica di Fiorello, diventa subito un’opportunità. Non per un politico, ma per lui stesso.
“Chiamatemi, io lo faccio subito”: la candidatura ironica
È proprio da qui che nasce la gag più riuscita della puntata: l’autocandidatura di Fiorello a Ministro del Turismo. Una provocazione costruita però su un elemento reale, ovvero il suo passato professionale nel settore turistico, quando muoveva i primi passi nei villaggi vacanze.
Con il suo stile inconfondibile, Fiorello ha dichiarato:
«Il posto ora è vacante. Se mi chiamassero, io lo farei! Io ne capisco di turismo, conosco i problemi dei lavoratori del settore, le loro problematiche. Ho fatto tutti i mestieri del turismo, dal primo gradino della scala fino ad arrivare in cima. Chiamatemi, io ci metto un attimo a lasciare la Pennicanza! Mi basterebbe anche solo andare da Mattarella a giurare, poi! E lo farei cantando “E adesso giuro, giuro”.»
Una battuta che funziona perché mescola autobiografia e parodia istituzionale, trasformando il rito solenne del giuramento al Quirinale in uno sketch musicale degno del miglior varietà.
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